La testimonianza di Katia da Meda

Ciao, lascio a voi che leggete questi semplici pensieri senza voler nulla aggiungere a quanto non abbia già letto nelle testimonianze di altri volontari con i quali condivido ogni singola emozione. Vorrei semplicemente esserci.

Reduce da una precedente vacanza in Madagascar presso turismo solidale, allergica agli ambienti troppo “ovattati” dove tutto funziona perfettamente e dotati di ogni confort volevo si trascorrere una bella vacanza ma vedere da vicino la realtà del luogo. Forte dell’esperienza positiva e decisa a ripeterla cerco in rete una struttura simile ma in Kenya, essendo attratta dai safari.

Mi imbatto a caso nella testimonianza di una volontaria e dalle sue indicazioni visualizzo subito il Royal Tullia Home. Scrivo e subito mi risponde Claudio spiegandomi che la struttura è ormai chiusa al turismo ma destinata ad ospitare i volontari che operano al Tabasamu center da lui fondato. Con rammarico mi tiro indietro non avendo mai fatto del volontariato, io cercavo una vacanza diversa....ma con estremo tatto, gentilezza ed intelligenza Claudio mi invita a cercare le mie predisposizioni verso questa esperienza e individua in me possibilità che ancora io non vedevo. Era il 2018 e a causa di difficoltà famigliari non posso intraprendere lunghi viaggi; ma l’idea non mi abbandona così mi documento e partecipo a un paio di pizzate solidali nel 2019 per conoscere meglio il progetto. Ho modo di conoscere personalmente Claudio e dopo 10 minuti sono pronta a partire.

Ho solo una settimana da destinare a questa avventura ed arrivo a Malindi un po' dubbiosa ma al contempo decisa.

Appena arrivata nel paradisiaco Royal Tullia Home immerso in un parco di alberi secolari e da frutta dove il canto degli uccelli ti accompagna ogni ora del giorno ed alcune della notte rimango incantata.ogni dettaglio curatissimo, ogni parete affrescata in perfetta sintonia con l’ambiente naturale, ogni angolo ti accoglie e la natura ti travolge. Partiamo subito e ci addentriamo in strade sterrate dove la vita scorre tra bambini che tornano a piedi da scuola indossando la loro divisa colorata, donne che vendono frutta o qualsiasi altra cosa creata artigianalmente per fare qualche soldo.

Vengo accolta dai bambini come l’ospite d’onore, con un calorosissimo benvenuto fatto di canti e sorrisi (ancora oggi mi spiace non aver filmato l’avvenimento ma alla fine credo rimarrà nei miei ricordi per sempre.) l’emozione è forte, sono imbarazzata e ho quasi il magone, ma basta che un piccolo della baby school mi venga in braccio per sciogliere l’imbarazzo. Claudio mi presenta il centro da ottimo cicerone e mi spiega che era il giorno delle vaccinazione dei bambini. Con estremo ordine ed attenzione le mamme con i loro bellissimi bambini dagli occhi grandi e curiosi in braccio o infagottatii sulla loro schiena ascoltano tutte le indicazioni date. E’ venerdi, sabato e domenica la scuola è chiusa e ho modo di approfittare per fare la turista, quindi spiaggia di Malindi, Watamu dagli intensi colori e sfumature del mare raggiunte in moto taxi a 3 posti divertentissime. Riesco a riposarmi e a divertirmi pronta per il safari di 2 giorni e 1 notte in savana. Gli spazi immensi, i colori caldi della terra rossa, gli animali nei loro branchi che oserei definire vere famiglie, i Masai che spiegano il loro vivere nella loro terra selvaggia ma amica orgogliosi delle loro tradizioni, della loro libertà, cultura e saggezza. Sono giorni intensi passano rapidamente. I miei orari sonno/veglia completamente sconvolti visto che appena si fa luce l’Africa si risveglia, anzi la natura padrona non dorme mai. Ho la sensazione che tutto e tutti seguano i ritmi della natura obbedienti alla sua forza, ai profumi che emana alla sua luce. Ogni giorno mi pare sia un nuovo dono, un miracolo.

Nei giorni che rimangono “cerco” di fare la volontaria ma mi sento imbranatissima. Claudio mi mette a mio agio come per tutta la permanenza dandomi consigli e facendomi sentire come una persona di famiglia che è ospite nella sua enorme famiglia di 400 bambini.

I bambini dell’asilo vogliono giocare con me, mi sorridono, mi coinvolgono nei loro canti e danze, in un attimo ballo con loro rido, scherzo, interagiamo solo guardandoci negli occhi è un piacere averli tra le braccia o sulle ginocchia, sono instancabili mi fanno sentire importante quando sono loro ad essere semplicemente meravigliosi. Le ragazze più grandi di 13-14 anni incuriosite dal mollettone che ho in testa mi chiedono se voglio farmi le treccine, ma certo e in un paio di minuti sono un’altra. Mi arriva la loro vitalità, la loro gioia, la loro energia. Famigliarizzo con Sofia che mi presenta a tutti, mi sembra già una piccola donna, le chiedo se le piace la scuola e cosa farà nelle settimane successive visto che l’anno scolastico stava terminando. “Aiuto la mia famiglia lavorare la terra” mi risponde, ti piace le dico e lei “Siii.” con un immenso sorriso che la illumina. E’ una leader, trascina il gruppo e si prende cura dei più piccoli, come tutti lì fanno del resto, a qualsiasi età.

Nel frattempo ci raggiunge Fiorella, una volontaria che è di casa piena di risorse che mi coinvolge a distribuire il pranzo, (una ciotola di riso, con fagioli).

Come di consuetudine, prima i bambini della baby school, tutti si mettono da soli rigorosamente in fila, senza spingere, senza un lamento. Noto che non sento quasi mai nessuno piangere ne fare capricci, normali per la loro età, nessuno ruba un gioco all’altro, visto che nessuno ha giochi ma è bellissimo osservare come la fantasia intervenga e risponda: i piccoli disegnano sulla sabbia con un bastoncino di legno il sole, le nuvole... i più grandicelli e fortunati spingono, facendo ruotare, un vecchio pneumatico e come si divertono!. Tanti i giochi di squadra grazie ai campi da basket e football creati. Molti non hanno scarpe e credo che quel pasto per i più sia anche l’unico al giorno, ma questo non impedisce loro di essere sereni e vitali.

Il giorno dopo distribuiamo la merenda, solo qualche biscotto ed un poco di succo di frutta.. tutti mi dicono grazie in religioso ordine. Visito la piccola ma accogliente cappella cattolica all’interno della struttura e veniamo raggiunti da 2 ragazzi e 2 ragazze che improvvisano vivacemente e gioiosamente con i loro strumenti musicali dei canti a Maria ... questa volta riesco ad immortalare il momento e li filmo voglio portare a casa e mostrare a tutti la loro voglia di esserci, di partecipare, di giocare, di sorridere.

Mi rendo conto che la scuola non poteva portare nome migliore: Centro del sorriso. Ovunque mi volto vedo una realtà che risponde ad un concetto che noi occidentali stiamo dimenticando: CONDIVISIONE. Ognuno si pende cura dell’altro. I numerosi figli sono la ricchezza delle famiglie Africane.

Inevitabile il paragone con i nostri bambini che nascono con il superfluo attorno loro, non avvertono il bisogno di condividere perché spesso sono figli unici, crescono nella “ Look down generation” ovvero con la testa rivolta verso il basso presi dagli smartphone, tablet o chiusi nelle loro cuffie I-pod. Come dar loro torto, noi adulti viviamo a velocità incredibili cercando di destreggiarci tra mille impegni di lavoro, famiglia, tasse e problemi. A volte penso se tutto questo correre porti veramente a realizzare i nostri obiettivi o a non capire più quale sia la meta dato vogliamo sempre di più e ci giustifichiamo dicendoci che è la nostra società che ci porta a vivere in questo modo, come se noi non avessimo responsabilità.

Mi chiedo allora quale di questi due mondi sia più malato   

Il progresso è inarrestabile e riteniamoci fortunati a vivere in una parte del mondo dove scuole e assistenza sociale, ospedali siano a un buon livello o semplicemente perchè l’acqua esce generosamente dai nostri rubinetti non curandoci del valore essenziale e vitale che essa ha. La tecnologia indispensabile e utilissima, l’informatizzazione ci hanno però allontanato dal piacere della lentezza, dal fermarsi un attimo ad assaporare i piccoli gesti, i cambiamenti attorno a noi, i silenzi che dovrebbero rilassarci quasi ci fanno paura. Forse questi due mondi hanno molto da imparare l’uno dall’altro ed ammiro profondamente Claudio che è riuscito a coniugarli senza sminuire o snaturare l’identità di entrambi.

Tanti di noi almeno una volta nella vita hanno pensato di cambiare tutto radicalmente ma davvero pochi l’hanno fatto sul serio. Claudio e Marisa ce l’hanno fatta a fare quell’incredibile salto mentale che non è da tutti e mettere il proprio operato a disposizione di qualcosa di GRANDE.

Spesso ingenuamente o egoisticamente abbiamo l’illusione di essere padroni delle nostre vite e di costruire la nostra strada con il nostro lavoro e scelte ma per alcuni talvolta capita che qualcosa di non programmato, che potremmo chiamare fato, destino, sconvolga e cambi il percorso da noi stabilito. A me piace pensare ad una forza e saggezza superiore che agisca attraverso di noi.

Forse è il caso di Claudio che nonostante mille problemi quotidiani, organizzativi, di bilancio per riuscire a far quadrare i conti riesca sempre ad andare avanti guidato e sostenuto sicuramente dalla sua stella protettrice Marisa che non ho avuto l’onore di conoscere personalmente ma che ho sentito viva negli occhi della gente di Malindi, taxisti, venditori, negozianti, e ancora fortemente presente nei loro cuori oltre che al Tabasamu dove ogni cosa parla di lei. Sembra che sia lì a vegliare su di tutti, maestre, collaboratori, bambini, volontari compresi.

Amo citare questa pillola di saggezza che dice: I miracoli iniziano ad accadere quando cominciamo a dare ai nostri sogni la stessa energia che diamo alle nostre paure. In questo caso le parole non sono rimaste sulla carta ma si sono trasformate in realtà.

Credo che tutta la forza dell’universo ci venga in aiuto quando la motivazione è così forte.

Ringrazio Claudio per avermi accolta, per la sua gentilezza e pazienza, per le conversazioni a cena a volte profonde e a volte ironiche che ora mi mancano, per avermi consigliato il periodo giusto per visitare il Tabasamu center prima della fine della scuola, altrimenti mi sarei persa le emozioni della baby school, il ricordo più forte di questa esperienza.

Ritengo sia già un’enorme fortuna aver conosciuto una persona fuori dal comune.

Non credo di aver apportato un granchè al Tabasamu è il Tabasamu che ha dato molto di più a me. Ho semplicemente dato il mio tempo, mi sono solo limitata a giocare e stare in compagnia di piccole e grandi persone ognuna indispensabile ed unica. Ognuno mi ha trasmesso voglia di vivere, entusiasmo per andare avanti... sempre.

Torno a casa stravolta per l’intensissima settimana, ma carica, appagata, arricchita, messaggio con amici che sottolineano la positività che ho addosso, stranamente. In aereo mi rilasso sono stra - contenta, volo in tutti i sensi.

Rientro al lavoro in Brianza e cerco di condividere la mia esperienza con i colleghi più vicini ma la logica dell’incominciare a correre e la chiusura mentale di tanti, anche se non di tutti, mi rattrista. Certi viaggi non si raccontano, si fanno.

Auguro a chi sta pensando di intraprendere una vacanza simile la mia stessa esperienza, le perplessità, i dubbi e titubanze più che lecite si scioglieranno lungo la strada è sufficiente lasciare aperta l’anima e i bambini la riempiranno.

Finalmente è ancora vacanza nelle settimane di agosto riparto per la Costa Azzurra. Il mare è blu e pulito, il tempo sereno, i giardini curati la gente gentile e discreta.. Ma c’è qualcosa che mi manca.. il calore e i sorrisi della gente in Africa, la loro energia, il sentirmi dire pole pole e hakuna matata. la forza della natura che ti travolge. forse è vero quello che si dice ... è l’Africa che ti sceglie. Grazie Claudio, grazie Africa.

2020  Solidarietà Kenya Onlus