Newsletter Ottobre 2019

Cari lettori, Vi presento il Tabasamu Centre (in vista satellitare), aggiornato ad oggi (grazie a Laura B. graphic designer), con la previsione dei workshop futuri: 10 anni fa non c’era niente, ora grazie a Voi abbiamo realizzato una cittadella del bimbo (come l’ha chiamata una giornalista romana che ci ha fatto visita). Nel mese scorso, in Italia, ho redatto i primi disegni di come vorrei siano i workshop: laboratori per imparare i mestieri artigianali, per dare un futuro ai giovani di Kaembeni. Fruitori saranno quelle ragazze e quei ragazzi che, dopo aver concluso la Primary School, e non volendo proseguire gli studi alla Secondary School (Liceo), potranno avere un valido servizio professionale. Per le ragazze ho pensato a parrucchiera (saloon) e sartoria (tailoring), mentre per i maschi laboratori per idraulico, elettricista, fabbro, imbianchino,falegname, meccanico. Con questo intervento completeremo lo sviluppo definitivo del Centro!

È l’ultimo grande sforzo finanziario: concluso lo sviluppo, avremo l’ordinaria amministrazione con la completa organizzazione del personale e l’ottimizzazione dei servizi offerti. Da gennaio in previsione c’è la presenza di una nuova figura professionale per coordinare le varie differenti attività solidali: l’Assistente Sociale.  

 

SOTTO: a sx workshop per le femmine e a dx i differenti workshop per i maschi

 

SOTTO: a sx officina meccanica e dx servizi igienici

 

Ci appelliamo a tutti per aiutarci in questo grande progetto che ha la valenza di allungare la dotazione di servizi ai giovani, oltre la primary school: è dedicato infatti ai giovani dai 14 anni in su.  

Sabato 05 incontro a Saronno organizzato da Fiorella, con il contributo di Alice e Chiara, Katia, Donatella e suo marito, prima all’evento di emergency, poi in casa di Donatella, che ringraziamo per la consueta ospitalità.

 

CONVEGNO organizzato dai Vescovi Cattolici DALL’8 AL 10 OTTOBRE a Mombasa, a cui ha partecipato la nostra Sr. Justina

 

Venerdì 11 e sabato 12 sono stati al Tabasamu C. i medici fiorentini di Huruma Medical Team : ben 100 visite agli occhi, incluso donazioni di occhiali con lenti, a bambini e soprattutto anziani di Kaembeni e dintorni. Un grosso lavoro, professionale e ben organizzato, a cui esprimiamo un sincero ringraziamento, anche per la donazione di medicine.

SOTTO: le visite oculistiche in corso

 

 

 

 

I pazienti che si sono rivolti sono stati anzitutto i nostri studenti (che i maestri hanno selezionato), poi il nostro personale ed inoltre tanti adulti esterni, soprattutto anziani da Kaembeni e località limitrofe. Molti con problemi di cataratta e di ridotta vista per poter leggere un documento tra le mani. Prima di ogni visita si è proceduto allo screening raccogliendo dati dei pazienti. È emerso che, almeno così ci dicono, sia venuto a farsi visitare il più anziano di Kaembeni: 89 anni: la data non è certa, in quanto sulla I.D. (carta d’identità) è scritto solo l’anno di nascità (senza il mese e tantomeno il giorno). Siccome è possibile che la carta d’identità sia stata fatta di recente (ultimi decenni), non avendo un certificato di nascita (non usava all’epoca nelle aree rurali e facciamo fatica ancora adesso con qualche nostro alunno), la scelta della data di nascita è stata decisa consultando i parenti stretti.    

 

 

Sabato 12 è mancata Pinuccia, moglie di mio fratello Carlo Alberto (Presidente di Solidarietà Kenya Onlus in Italia e nostro benefattore e volontario). L’Associazione, i benefattori e i volontari si uniscono al profondo dolore ed esprimono sentite condoglianze. Di Pinuccia non posso dimenticare la mitezza e la riservatezza che l’ha caratterizzata in tutta la sua vita. A Elena, Laura e Carlo Alberto un intenso abbraccio dal Tabasamu Centre: Ti aspettiamo per lenire il dolore!    

Martedì 15 ci hanno fatto visita 5 (incluso Marta Tour Leader) turisti di Four Seasons di Roma, con i quali collaboriamo da anni. I canti di benvenuto, la lunga visita a tutti gli edifici ed aree del Centro con Claudio che ha spiegato “la storia” del Tabasamu Centre e di Solidarietà Kenya Onlus, il pranzo insieme, la visita agli shop del villaggio e alla Secondary School di Kaembeni. 

 

SOPRA: i canti di benvenuto. SOTTO: visita al workshop di Francis (aggiusta telefonini) e alla Second. School

 

 

Ringraziamo il Preside e Vicepreside per l’accoglienza riservataci. Nella prima classe (foto a destra) stracolma, ci sono ben 75 alunni: un buon segnale perchè sono aumentate le iscrizioni rispetto agli anni precedenti. 

Mercoledì 16 visita oculistica all’ospedale TOWFIQ di Malindi, con l’indiano Dr. Kombo, per il nostro alunno Dennis Hare di 9 anni (affetto di blefaroparesis) e la sig.ra Joyce Katana, 48 anni, di Kaembeni (affetta da ............................).   

 

  Mercoledì 16 abbiamo ritirato le medicine ordinate a MEDS di Nairobi. Ordinativo che di solito effettua Sr. Justina.

 

Stiamo organizzando con il falegname, l’arredamento al locale Farmacia, con mensole, tavolo e sedie.

Giovedì 17 visita di N.E.M.A (i nostri Beni Ambientali) al Tabasamu C. per il Report definitivo necessario al Certificato Permanente dell’iscrizione della nostra scuola nel Registro delle scuole private del Kenya.  

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Il punto di domanda esprime il disappunto di Claudio nei confronti degli Officer preposti alla redazione del Report: promesso pochi giorni dopo la visita, ma al 02.11 non ancora consegnato! Il disappunto scaturisce dal fatto che hanno voluto subito tutti i soldi per redigerlo (ksh. 25.000), anzichè un acconto, con il saldo alla consegna del documento. Ogni volta si ripetono le ingiustizie (peraltro presenti anche nei paesi evoluti occidentali), ma che qui sono una costante in ogni cosa che faccio. Il 30 ho dovuto inviare Thoya Baya a Nairobi per il rinnovo per l’anno 2020, della licenza del dispensario (Tabasamu Health Centre) per pagare il dovuto (i balzelli non mancano), altrimenti scattano le penalità!!! È uno sfogo che non riesco a trattenere ... è difficile far del bene ...  

 

Venerdì 18 si è svolta la visita a Mombasa della sig.ra Joyce Katana al Centro oculistico Light House, accompagnata da Sidi: è stato individuato subito il giorno dell’intervento chirurgico per la settimana successiva.

Lunedì 21 lezioni di agraria ai piccoli della scuola materna, con la maestra Joyce. Nell’ultima settimana di scuola fioriscono attività fuori dalle aule, compatibilmente con le piogge persistenti.

 

Mercoledì 23 a Mombasa, presso la Clinica privata Light House, in cui Giovedì 24 si è svolta l’operazione all’occhio dx della sig.ra Joyce Katana. Ringraziamo i medici fiorentini di Huruma Medical Team che hanno sponsorizzato l’intervento: Grazie!

 

Venerdì 25 chiusura dell’anno scolastico 2019! Giornata impegnativa al Tabasamu Hall, iniziata con la S. Messa officiata dal Parroco Father Kileo N. a cui hanno fatto seguito una lunga serie di show degli alunni, accompagnati dai rispettivi maestri e la consegna agli alunni meritevoli dei doni utili per la casa: catino, caraffa, tazze. Per finire il lunch: riso e fagioli. Nella foto sotto vedete il Tabasamu Hall riempito dai nostri alunni.  

  

 

 

 

Lunedì 28 sono arrivate le volontarie Ramona e Linda di Monza e Lissone. Ci hanno portato tanti vestiti: Grazie!!

 

Mercoledì 29 alle 2.00 a.m. è nata ANTONELLA PENDO di 3,3 Kg. per la mamma è la quarta figlia: congratulazioni!

 

Giovedì 31 è morta NEMA: è stata la nostra “mascotte” dal 2009 ad oggi. La Sua dipartita è una grande sconfitta per me: abbiamo perso un Angelo. Ora la penso insieme a Marisa: sarà Lei a prendersi cura di Nema, dopo le sofferenze terrene causate da una malattia che non gli ha consentito una vita ... “normale”. Ripercorriamo insieme con alcune foto:

 

SOPRA: a sx uno dei momenti in cui io e Sidi andavamo a casa della famiglia di Nema con alcuni doni, mentre a dx mentre viene trattata dal fiosioterapista Andrew al Tabasamu Centre.

SOTTO: a sx il momento in cui abbiamo donato la nuova sedia a rotelle, con la mamma, il fratellino King, il fisioterapista Andrew. Al Centro Nema è in braccio a mio figlio Leonardo e a dx Nema al centro tra i nostri bimbi

     

SOTTO: a Sx Nema felice, con un nuovo vestito, sulla sedia a rotelle. A Dx con in mano una confezione di pannolini, insieme con la maestra Hellen e Sidi.

     

SOTTO: Marisa mentre imbocca Nema, sempre distratta e attratta a seguire istintivamente ciò che la circondava

 

 

Giovedì 31 seconda giornata nel mese di ottobre delle vaccinazioni, a cui hanno assistito anche le volontarie. Per tutta la settimana Ramona e Linda si sono cimentati in attività extra scolastiche e nei giochi con i nostri studenti della Classe 6, con grande senso partecipativo e impegno profuso:

 

 

 

 

 SOPRA e SOTTO alcune immagini dei momenti trascorsi insieme

 

 

Nel mese di settembre, prima di partire per l’Italia, ho dato disposizione per effettuare una rampa al reparto maternità, per un percorso corretto alla barella, per l’ambulanza, nel caso si presenti la necessità. Ad oggi, per fortuna, i parti che il nostro ostretico Thoya Baya ha eseguito, sono tutti andati a buon fine, ma dobbiamo essere pronti per le eventuali complicazioni, in cui necessità un intervento chirurgico, con il trasporto all’ospedale di Malindi, in ambulanza.

 

Hanno ripreso i lavori, purtroppo a rilento per le pioggie persistenti, ancora in questo mese di ottobre. Anche in Kenya, purtroppo, dobbiamo rilevare i cambiamenti climatici: non abbiamo più le stagioni ben definite come prima...

 

SOPRA: la Reception con il tetto makuti, in cui è ricavato uno spazio per noi volontari; a lato la torre per l’accumulo dell’acqua e a seguire i servizi igienici in dotazione al Tabasamu Hall, in uso agli esterni.

SOTTO: a sx la nuova muratura ad est per interrompere l’ingresso di acqua piovana dall’esterno; a dx e a seguire la nuova parete creativa della mostra permanente con la sostituzione dei pali di legno (corrosi dagli agenti atmosferici).    

   

 

Giovedì 31 è iniziato il programma di preparazione dei campi per il “Trofeo Marisa” che si svolgerà tra il 18 e il 23 novembre: Salama, Katana e Samuel si impegnano per il taglio dell’erba per rendere praticabili le partite in programma. 

 

Giovedì 31 ottobre e Venerdì 01 novembre abbiamo pulito l’appezzamento di terreno su cui dovremo costruire (in novembre e dicembre) la classroom per la classe 7°. Le nostre donne kibarua (molto forti) hanno voluto (in 6) spostare un palo della corrente (Kenya Power) sostituito e lasciato al suolo. Abbiamo dato un riconoscimento aggiuntivo per la collaborazione (non hanno voluto essere di meno degli uomini, che hanno spostato il primo palo).   

 

Venerdì 01 novembre è venuta a trovarci Anna Pola Karisa (che abbiamo aiutato nel pagare l’ultima rata delle spese scolastiche alla 2° classe della Secondary School); ci ha portato la pagella: il Grade complessivo è B (very good/molto buono). Nel congratularci, abbiamo accettato di continuare ad aiutarla l’anno prossimo, pagando circa € 360.-  Vi ricordo che gli è morto il padre Benjamin, (che è stato nostro idraulico) e la madre se n’era già andata via prima. I nonni paterni hanno accolto e seguono tutti e 4 figli. Abbiamo chiesto di venire ad aiutarci (in novembre e dicembre) come gratitudine

  

Venerdì 01 novembre Ramona e Linda hanno assegnato agli studenti della Classe 6 alcuni dei vestiti donati:

 

 

Venerdì 01 novembre la sig.ra Joyce Katana è tornata da Mombasa, (accompagnata dalla nostra maestra Joyce), per la medicazione all’occhio: ora ci vede bene e ci ringrazia molto: noi, a nostra volta, ringraziamo i medici fiorentini di Huruma Medical Team. La prossima medicazone è prevista per il 02 dicembre. 

 

Venerdì 01 novembre abbiamo salutato le volontarie Ramona e Linda con i nostri canti e la foto finale:

 

Ringraziamo Ramona (italiana, ma di origini rumene) per la donazione di soldi che ci ha lasciato prima di ripartire: una bella e gradita sorpresa per noi. Grazie!!!

LA NOSTRA RUBRICA DAL TABASAMU CENTRE VISIONI ..... DELLA VITA, by CLAUDIO

La newsletter mensile non serve solo portarvi a conoscenza di come procede il Tabasamu Centre, il suo sviluppo, di come spendo i soldi raccolti, ... ma vuole costituire anche un momento di riflessione, con approccio culturale, ... per conoscere la filosofia di vita scelta nello svolgimento del lavoro solidale, che desidero condividere con Voi: grazie a tutti i lettori per la volontà di seguirci, Claudio

 

Il 4 ottobre 2018 è stato celebrato San Francesco d'Assisi patrono d'Italia ed è il Santo con cui il pontefice ha ispirato il suo nome "Papa Francesco". Francesco è il Santo per eccellenza, un esempio per tutti, si è spogliato dei suoi averi per seguire tutte le creature del cielo. Non solo malati e poveri ma anche il più modesto degli animali è per Francesco una creatura di Dio che va rispettata ed aiutata nei momenti di difficoltà. Marisa ed io abbiamo deciso di stare con i poveri, per capirli, educarli e proteggerli. Siamo una modestissima realtà: una goccia dell’oceano, ma un esempio per molti di quello che è possibile fare con impegno, tenacia, costanza, dedizione, volontà, .... non è stato facile e non lo è tuttora, è stata una scelta, neanche tanto ragionata, ma non impulsiva. Evidentemente il “destino” ha giocato un suo ruolo e noi l’abbiamo assecondato. A ben guardare, nonostante abbiamo deciso insieme (Marisa ed io) di venire in Kenya ad aiutare i più poveri e bisognosi, sento che c’è una mano che ci ha guidato e che mi guida (soprattutto adesso solo in terra d’Africa) nel fare quello che faccio, a prendere le decisioni. Non so neppure spiegare come mi vengono certe idee, di cosa fare, ... so solo che la mattina mi sveglio (presto) con già un’idea di cosa voglio fare; ma non so da dove è venuta!   

 

Si chiama «Manifesto di Cernobbio» ed è stato lanciato il 12 ottobre nella località in provincia di Como che in settembre ospita il The European House – Ambrosetti con il gotha dell’economia italiana. Il Manifesto, che parla di sviluppo sostenibile ed è stato sottoscritto nella giornata conclusiva del Forum internazionale dell’Agricoltura promosso da Coldiretti, è già stato firmato da quasi cento personalità del mondo economico, ambientalista, sociale, ricerca scientifica e culturale. Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro, come dice  Padre Enzo Fortunato. È una sfida di enorme portata che richiede il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, culturali. Il contributo di tutti i mondi economici e produttivi e soprattutto la partecipazione dei cittadini. Importante è stato ed è in questa direzione il ruolo dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. La sfida della crisi climatica è un’occasione preziosa per rimettere in movimento il nostro Paese in nome di un futuro comune e quindi migliore.

Presto tutte le abitazioni potrebbero diventare delle piccole centrali energetiche, in grado di generare oltre il 100% del fabbisogno di elettricità, senza emettere C02. Per ora, in Italia, ci sono state diverse sperimentazioni e, un po' lungo tutta la penisola, si possono trovare dei modelli di abitazioni energeticamente indipendenti. Lo scopo principale è quello di eliminare le bollette, quindi azzerare i costi, ma anche quello di avere case che non inquinano. Secondo il rapporto Comuni Rinnovabili 2019 di Legambiente, quasi in ogni città italiana è installato almeno un impianto fotovoltaico, 7.121 impianti di solare termico, 1.489 del mini idroelettrico (in particolare al centro nord) e 1.028 dell'eolico (soprattutto al centro sud), 4.064 quelli delle bioenergie e 598 quelli della geotermia. Praticamente un mix di impianti distribuiti su tutto il territorio. Sempre secondo lo studio di Legambiente, in Italia è in atto un percorso di sviluppo e di innovazione radicale dell'autoconsumo e delle comunità energetiche con il fine di ridurre le importazioni di gas e carbone, oltre che la spesa energetica complessiva. Ed è quello che, anche alla luce dell'emergenza imposta dai cambiamenti climatici, chiede l'Europa: riuscire entro il 2030 almeno a triplicare gli impianti solari e a realizzare investimenti capaci di ridurre drasticamente consumi energetici e emissioni di Co2.

 

Tratto da un articolo su Corriere.it in ottobre (Fragili e soli, così cadono i nostri ragazzi) di Susanna Tamaro: ... Intorno a noi comunque c’era un mondo, il mondo delle ideologie, dei grandi ideali di cambiamento per cui era giusto e doveroso combattere. Nel bene e nel male, le nostre vite erano comunque tese nella direzione di una scelta da compiere. Da sempre la festa, in tutte le società umane, esiste per celebrare qualcosa. Nel nostro mondo, molte feste erano dettate dal calendario liturgico: il battesimo, la prima comunione, la cresima, il matrimonio. Più laicamente, i ragazzi festeggiavano la fine del servizio militare, la laurea, la conquista di un lavoro, un qualche successo sportivo. C’erano delle tappe nella vita, e superarle era considerato un fondamentale e socializzante rito di passaggio. Era una festa, anche se di un tipo diverso, l’addio di una persona cara che normalmente veniva accompagnata da abbondanti libagioni. Ora che la morte è diventata solo un breve addio nelle Sale del Commiato, ora che non si battezza più — perché sarà il bambino da grande a scegliere —, che non ci si sposa più — perché l’amore è bello soltanto finché è libero —, ora che lo stesso sistema economico costringe a vivere in una condizione di perpetua e ansiogena precarietà, le giovani generazioni sono le prime e più tragiche vittime di questa visione del mondo. Non si celebra, perché non c’è più niente da celebrare. La vita conosce solo il giogo della materia e da questo giogo non si può scappare. Non esiste il bene, non esiste la bellezza, non esiste l’amore, né il dono di sé, il mistero è una realtà che non appartiene alle nostre vite. Il velo del cinismo avvolge ormai ogni cosa. O sei cinico, o non sei niente, mi diceva convinta una ragazza di sedici anni. La complessità, la fragilità e la forza di una persona sono scomparse lasciando al loro posto cupe rovine neo darwiniste. Essere duri, essere cinici, essere furbi, farcela: sono questi gli orizzonti in cui sono costretti a muoversi i ragazzi. I giovani che si drogano, che bevono fino al coma etilico, che praticano il sesso seriale, che compiono atti di autolesionismo sul proprio corpo, ci parlano di un tragico vuoto, di totale mancanza di senso e di direzione.

 

È morto il primo ghiacciaio in Islanda. Gli esperti avvertono: conseguenze per le città. In un’estate drammatica per l’Artico, lo scioglimento di Okjökul conferma l’emergenza climatica. Man mano che i ghiacciai si sciolgono, l'energia del sole verrà assorbita dall'oceano. Man mano che gli oceani si riscalderanno, le temperature globali si innalzeranno, incrementando ulteriormente lo scioglimento dei ghiacci e avviando un ciclo che amplificherà la crisi climatica, di cui l’addio al ghiacciaio Okjökull sembra solo la triste prefazione. E, come in un libro, dove un capitolo è strettamente connesso all’altro, questo sconvolgimento climatico avrà conseguenze dirette per le città che abitiamo a causa dell’innalzamento degli oceani, sfollando entro il 2100 una percentuale considerevole della popolazione mondiale (alcune stime parlano del 20% circa).

 

Nell’annunciare i vincitori per l’Economia, dell’edizione 2019, il Comitato per i Nobel ha sottolineato come i risultati delle ricerche dei tre vincitori Esther Duflo, Michael Kremer e Abhijit Banerjee «hanno migliorato enormemente la nostra capacità di lottare in concreto contro la povertà». In circa 20 anni - ha spiegato il Comitato per i Nobel - «il loro approccio sperimentale, volto a far emergere i modi migliori per combattere la povertà, ha trasformato l’economia dello sviluppo». Nella motivazione viene sottolineato come i tre economisti abbiano «introdotto un nuovo approccio per ottenere risposte affidabili sui modi migliori per combattere la povertà globale», tra cui «suddividere il problema in questioni più piccole e quindi più gestibili, come gli interventi più efficaci per migliorare la salute dei bambini».

 

Da un’intervista al cardinale Robert Sarah, 74 anni, africano della Guinea: .... Siamo di fronte a una apostasia silenziosa. Essa riguarda il mondo intero, ma ha la sua origine principalmente in Europa. E nasce dal rifiuto di Dio, rifiuto che è ormai incistato nella coscienza occidentale. Perché oggi è l’uomo che si è sostituito a Dio. Si rifiuta il Padre e si rifiuta Dio, perché non si ammette di poter dipendere da qualcuno. Ognuno vuole auto-determinarsi, nella vita, nella morte, nella sessualità, fino a modificare la natura sulla base delle proprie idee. È qualcosa di mai accaduto e di perverso. Questa non è il desiderio dell’uomo di fare sempre nuove scoperte, di progredire, di utilizzare in profondità e per il bene tutte le facoltà cognitive e intellettive che egli ha ricevuto in dono. Qui siamo molto oltre anche il superomismo di Nietzsche. Si tratta oggi di una barbarie che viviamo dall’interno, non come i Romani del IV secolo che la vissero da nemici esterni. Vi invito a rileggere un libro del 1978 del filosofo John Senior , La morte della cultura cristiana. ......  La notte oscura inizia prima di tutto nell’anima dell’uomo, nella sua sfrenata ricerca di creare oggi un “umanesimo senza Dio”, nel quale dio sia l’uomo stesso, con le sue facoltà, il potere della scienza, le luci della tecnologia, le ricchezze di un’economia sempre più globalizzata e disumana.

Si ritiene che l’apertura della Chiesa, a cui costantemente e giustamente ci richiama Papa Francesco, significhi la diluizione di ciò che noi crediamo nel pensiero della società contemporanea, che è secolarizzata e decadente. Il relativismo è facile, perché nulla in esso ha valore e conta: porta al disimpegno dalla vita e, in sostanza, all’abbrutimento dell’uomo. Ripeto: la Chiesa entra in crisi quando, per compiacere il mondo e per rendersi accettabile, smette di essere profetica e si adegua al sentire comune o al pensiero dominante, che oggi è il relativismo». La Chiesa è interessante solo perché ci permette di incontrare Gesù. La vera riforma è quella dello stile di vita dei sacerdoti. I sacerdoti devono sentirsi “perseguitati” dal desiderio di santità. I sacerdoti devono proclamare la centralità di Dio attraverso la loro vita. Una Chiesa dove il sacerdote non porta più questo messaggio è una Chiesa malata.

 

Da un nuovo rapporto UNICEF: 50 milioni di bimbi sono deperiti, troppo magri per la loro altezza mentre 40 milioni, sopra i cinque anni, sono in sovrappeso o obesi (tutti nei paesi occidentali). Invece circa due su tre tra i sei mesi e i due anni non ricevono cibi che supportano la rapida crescita dei loro corpi e cervelli. Questo li espone a rischio di uno scarso sviluppo celebrale, scarso apprendimento, basse difese immunitarie, basse difese immunitarie, aumento di infezioni e, in diversi casi, morte. In tutto sono 340 milioni di bambini quelli che soffrono di mancanza di vitamine e nutrienti essenziali come vitamina A e ferro. Solo il 42 per cento dei bambini sotto i 6 mesi, invece, viene esclusivamente allattato.

In Italia, secondo il rapporto, la percentuale di bambini sovrappeso fra i cinque e i 19 anni è del 36,8 per cento, con un aumento del 39,1 per cento rispetto al 1990. Per Francesco Samengo, presidente di Unicef Italia, la situazione è «preoccupante»: «Malnutrizione non significa solo non avere da mangiare a sufficienza, ma anche mangiare in modo errato o malsano e con questo rapporto, si vuole mettere in luce anche il problema dell’obesità infantile che sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria epidemia».

 

L’armonia della bellezza è data solo dall’insieme. All’Angelus di domenica 20 ottobre 2019 il Santo Padre ha celebrato la 93.ma Giornata mondiale missionaria ed ha affermato nel corso dell’omelia che “il cristiano va con amore verso tutti, perché la missione non è un peso da subire, ma un dono da offrire”.

 

Roberto Scaini è uno di quei dottori che ama muoversi. Sia quando è a Misano, medico di base a due passi dal lungomare, sia quando parte per Medici senza Frontiere. Ha iniziato nel 2011, ha già all’attivo 17 missioni: «Curo i bimbi tra le bombe ma non sono un supereroe»... «Tutti i pazienti hanno la stessa dignità». Quando torna in Italia, con la stessa energia si dedica ai suoi pazienti della mutua. «È vero, sono due mondi agli antipodi, ma rappresentano due facce della stessa medaglia. In fondo sia qui che lì mi occupo di malnutrizione: in Africa il problema è la carenza di cibo, qui l’eccesso, mi tocca curare le patologie del benessere».

 

Il Rapporto Italiani nel Mondo: Sono 5,2 milioni gli italiani residenti all’estero e nell’ultimo anno se ne sono andati 128mila connazionali, la maggior parte dei quali giovani alla ricerca di lavoro o per motivi di studio, soprattutto in Inghilterra. Quasi la metà degli italiani che vive stabilmente all’estero è originaria delle regioni del Sud Italia (48,9%, di cui il 32% Sud e il 16,9% Isole); il 35,5% proviene invece dal Nord (il 18% dal Nord-Ovest e il 17,5% dal Nord-Est) e il 15,6% dal Centro. Oltre 2,8 milioni di italiani all’estero (54,3%) risiedono in Europa, oltre 2,1 milioni (40,2%) in America. Le comunità più consistenti si trovano, nell’ordine, in Argentina (quasi 843 mila), in Germania (poco più di 764 mila), in Svizzera (623 mila), in Brasile (447 mila), in Francia (422 mila), nel Regno Unito (327 mila) e negli Stati Uniti d’America (272 mila). A spiegare le motivazioni profonde che stanno dietro all’espatrio è Toni Ricciardi, coautore del rapporto e storico delle migrazioni all’Università di Ginevra: «Le motivazioni della fuga degli italiani all’estero vanno individuate soprattutto nel lavoro, ma non per questioni di salario, quanto per le possibilità maggiori di carriera che vengono offerte negli altri Paesi. All’estero vieni messo nelle condizioni di produrre di più nella fascia di età che va dai 30 ai 50 anni: in base a quanto produci, guadagni. In Italia, al contrario, succede spesso che ci siano gli scatti di anzianità per cui si guadagna di più a ridosso della pensione, quando però si è meno produttivi».

 

Gli oceani saliranno di 100 cm entro il 2100. La prima città a trasferirsi sarà Giacarta: il governo dell’Indonesia ha già annunciato in questi mesi che sposterà di 100 km la megalopoli capitale, che per le continue inondazioni e allagamenti affonda di 15 centimetri l’anno, entro il 2050. Secondo gli scienziati del centro di ricerca no-profit statunitense Climate Central vedrà sommerse dagli oceani le case di 300 milioni di persone in tutto il pianeta, soprattutto in Asia. Un «Intergovernmental Panel on Climate Change» patrocinato dall’Onu ha stabilito che gli oceani saliranno di un metro entro il 2100 se l’inquinamento non si arresta. Mumbai: 18 milioni di abitanti oggi, nei prossimi 30 anni finirà completamente sommersa. Il Sud del Vietnam, secondo le mappe disegnate dall’algoritmo di Climate Central, sparirà. Dacca; Calcutta; Hoh-Chi-Minh City: inghiottite dall’Oceano Indiano. Un terzo di New York allagato almeno una volta l’anno. Sott’acqua Alessandria d’Egitto, Bassora, parti di New Orleans. E in Europa Amsterdam, Anversa, Gent, Londra, dove 3,5 milioni di persone vivono in zone «vulnerabili»; Venezia, Rovigo, Jesolo, Caorle, verranno ricoperte dall’Adriatico che arriverà a lambire Padova e Treviso.

 

02 NOVEMBRE: (da un articolo di Beppe Servegnini su Corriere.it) .... Non occorre essere Ugo Foscolo per capire che la nostra fissazione monumentale è angosciosa, mentre i cimiteri anglosassoni - verdi e lindi - sono, se non allegri, rassicuranti. Ricordo lo stupore quando, arrivato da poco a Londra, vedevo gli inglesi che portavano tè e biscotti tra le croci, in luoghi come Kew o Hampstead. Mi sembrava una mancanza di rispetto. Poi ho capito: la mancanza era mia. Il loro era rispetto. Può cambiare, questa nostra nazione adolescente, che vuole distrarsi molto e pensare poco? Forse sì, ma prima deve capire che i morti non vogliono spaventarci, ma possono consolarci. Certamente dobbiamo ricordare che la nostra storia personale, come la nostra storia nazionale, è fatta da chi c’era, da chi c’è e da chi ci sarà. Muoiono davvero solo coloro che dimentichiamo. Gli altri sono qui, e sono in grado di darci silenziosamente una mano, anche (ma non solo) il 2 novembre. Che magari non è un giorno di festa. Ma certamente non è un giorno di lutto.

2020  Solidarietà Kenya Onlus