Newsletter Dicembre 2019

ERRATA CORRIDGE: la precedente newsletter ha avuto un refuso: prima delle foto delle gare sportive, doveva esserci il seguente trafiletto: Mercoledì 20, Giovedì 21 e Venerdì 22 ha avuto luogo il “Trofeo Marisa 2019” (terzo anno) : nel 1° giorno si sono svolte le partite di basket e volley, nel 2° di football ed al 3° di atletica (velocità di 100 e 200 mt. e salto in alto). Ci scusiamo per l’inconveniente involontario._______________________________________  

Cari Lettori, vorrei iniziare QUES’ULTIMA NEWSLETTER DEL 2019, con le importanti considerazioni espresse dal Premio Nobel 2019 per l’Economia, l’indiano Abhijit Banerjee, insieme con la moglie francese Ester Duflo, per la lotta alla povertà: .... Per conoscere cosa funziona davvero nella lotta alla povertà dobbiamo prestare ascolto alle loro ragioni, provare a entrare nella loro testa, nel loro cuore, persino interessarci delle loro aspirazioni»...«Non esiste la povertà, ma tante povertà, meglio parlare di gente povera per problemi diversi: non hanno fiducia in se stessi, sono sprovvisti di beni, sono privi di istruzione». Come ho già avuto modo di scrivere (nel secondo libro e talvolta nelle newsletter), il problema maggiore non è per es., costruire un’aula scolastica o altre cose materiali: è l’aspetto “culturale” il più difficile, con il quale mi confronto ogni giorno. Le incomprensioni, i fraintendimenti, sono all’ordine dell’ora, perchè il bagaglio culturale europeo non è identico a quello africano, in termini di valori, di usi, costumi, di modi di vedere e analizzare le situazioni. Ogni giorno mi spoglio del mio sapere per risolvere le problematiche secondo gli usi locali: è una fatica non da poco. La sera sono stanco intellettualmente, perchè la vita qui è intensa, di situazioni non scritte, che devi però percepire, capire, saperti adeguare, se voglio costruire un rapporto proficuo e profondo,indispensabile per il compito che svolgo e per dare un significato al mio lavoro, nel rispetto delle loro culture e tradizioni. Anche per i volontari occasionali non è facile: si devono svuotare del loro bagaglio culturale europeo, per immeggersi completamente in una realtà a loro sconosciuta, diversa. Devono adeguarsi alle nuove situazioni, cimetarsi in attività a loro non consuete, in un contesto ambientale e sociale diverso. Apprendere con umiltà: dobbiamo avere una forte motivazione interiore, per ottenere benefici dal volontariato.   

LA TOMBA DI NEMA: “Riposa in Pace”, caro Angioletto. Ho cercato di dare una sepoltura degna per ciò che ha rappresentato per Marisa e per noi tutti del Tabasamu C.: è stata la nostra “mascotte” per diversi anni, in cui è rimasta a dormire, con Sidi e Hellen (che l’accudivano totalmente), con la supervisione di Marisa, sino a quando, nel 2013. i genitori non hanno più voluto rimanesse la notte con noi. Anche gli Officer del Ministero dell’Education, in seguito, vedendola nella babyclass, ci avevano proibito di tenerla al Centro insieme con gli altri bambini. Volevamo portarla in un Istituto specifico per disabili (eravamo disponibili a pagare le spese), ma i genitori non hanno accettato. In questi ultimi anni la assistevamo da casa sua con medicine, food e ogni necessità richiestaci dai genitori, inoltre offrendo le cure fisioterapiche al Tabasamu con il nostro Andrew. Ci manca: Prega per noi e proteggici, da lassù con Marisa!   

 

 

Venerdì 06 con Father Kileo N., Parroco della nostra comunità, si è celebrata la S. Messa per salutare le nostre Suore;

la mattina presto seguente le 5 Suore (Beatrice, Justina, Susan, Cecilia, a cui si è aggiunta Mellen) hanno lasciato il Tabasamu Centre. La collaborazione è durata 5 anni. La cerimonia ha consentito numerosi interventi del Parroco, delle Suore, della Comunità Cattolica di Kaembeni e infine di Claudio, che ha ringraziato le Suore tutte per il lavoro svolto in questi anni, anzitutto per il prezioso ruolo di evangelizzazione, a me tanto caro. Come ho avuto modo di spiegare nel corso del mio intervento, è iniziato in me nel lontano 2013 il desiderio di avere le Suore al Tabasamu, per due motivi: venire in aiuto a Marisa, oberata di lavoro al Centro (ma da lei non richieste) e, avendo intenzione di donare la chiesa (progettata nel dic. 2013 e realizzata nel 2016), inoltre incrementare con l’evangelizzazione le presenze dei fedeli. Dopo la morte di Marisa, ho potuto dar seguito, tramite il compianto Vescovo di Malindi E.B., all’avere 3 suore, per aiutarmi nella gestione amministrativa (S. Beatrice), nell’attività sanitaria (S. Justina) e scolastica (S. Mellen, poi sostituita da S. Cecilia, a cui si è aggiunta la giovane S. Susan). Volevo che le suore sopperissero all’amore di donna e di madre che Marisa sapeva infonderere ai bimbi, colmare un grande vuoto che Marisa ha lasciato...    

SOPRA: il saluto delle Sorelle. SOTTO: le suore con il dono ricevuto  e a seguire i ringraziamenti di Claudio

 

 

La loro uscita (da me non prevista: sono stato portato a conoscenza con i brevi colloqui del 19 e 20.11, poi ufficializzata con lettera ricevuta il giorno 06 dic.) ha consentito di riappropriarci dell’edificio, inizialmente chiamato “Children Home” (costruito tra il 2007 e il 2008, inaugurato nel febbraio 2009), successivamente ampliato con mensa e infine adattato a Convento per le 4 Suore. Ora la nostra Sidi rientra nell’edificio liberato (già dal 2009 al 2014 è stata la sua casa) e diventerà anche la “Casa per i Volontari e Visitatori”. Un luogo di accoglienza, in cui potremo preparare il cibo, pranzare, conversare e all’occorenza riposare un poco dalle fatiche. La precedente cameretta di Sidi  verrà utilizzata a ufficio. Ringrazio le Suore per aver lasciato il living dotato delle poltrone, divani e l’armadio/dispensa. A questo punto l’open space, in corso di realizzazione, nel tetto makuti, sopra la Reception (previsto per i volontari), verrà riconvertito ad altro uso, che definirò in seguito.

Domenica 08 e lunedì 09 abbiamo avuto piogge consistenti (con lampi e tuoni inusuali),  per questo periodo.  Il ciclone Belna, che si è spostato in Madagascar, produce comunque effetti anche in Kenya, influenzando il clima e la meteorologia. Il riscaldamento globale ha avuto un effetto considerevole sull'entità dei cicloni recenti in tutto il mondo. Secondo il Natural Resources Defense Council of the United States, negli ultimi 50 anni gli oceani della terra hanno assorbito più del 90% del calore supplementare generato dal riscaldamento globale, diventando più caldi, che a sua volta ha agito come combustibile per gli uragani devastanti. Nella nostra “rubrica” a fine newsletter, argomento sempre riguardo i cambiamenti climatici, a cui siamo esposti. Qui la natura è dominante e, a maggior ragione, quando esce dalle normali condizioni, produce danni consistenti all’agricoltura e all’uomo. Anche al Tabasamu siamo stati allagati.

Mercoledì 11, Sabato 14 e Domenica 15 finalmente, dopo ripetuti rinvii causati anche dal maltempo, i tecnici e operai della Kenya Power (paragonabile alla nostra Enel) sono venuti a spostare i loro pali della corrente che insistono nel mezzo del terreno, allineandoli lungo la recinzione, rendendo possibile la costruzione dei futuri workshop. La nostra richiesta  era partita nel mese di aprile ‘19, a cui hanno fatto seguito diversi sopralluoghi e numerosissime sessioni, con solleciti, ai loro uffici per dirimere aspetti tecnici, quotazioni e quant’altro per la riuscita del lavoro. Ecco i nuovi 4 pali:

       

SOPRA: il nuovo cancello carraio (per i futuri workshop). SOTTO: la nuova classe finita

 

 

  

 

 

 

Il presepe «suscita stupore» e «ci commuove» perché «manifesta la tenerezza di Dio». San Francesco «realizzò una grande opera di evangelizzazione con la semplicità di quel segno: il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità», ha scritto il pontefice.

 

 

Che diritto abbiamo di abbattere gli abeti per festeggiare il Natale? Le piante sono esseri senzienti, proprio come noi: ma siccome, diversamente dagli animali, non si muovono e non parlano, nella nostra sovrana e arrogante ignoranza pensiamo siano pietre. Senza di noi gli alberi vivrebbero senz’altro meglio: senza di loro, moriremmo in pochi mesi.

 

Di fronte ai cambiamenti climatici, ha sottolineato il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres nel discorso di apertura di lunedì 02 dic. a Madrid per il vertice mondiale (Conference of parts) Cop 25, bisogna scegliere tra «la speranza» di un mondo migliore e la «resa» alle loro devastanti conseguenze. Secondo gli organizzatori occorre dare attuazione agli incontri di Parigi stabiliti nella Cop21 del 2015, quelli che stabiliscono di contenere al di sotto della soglia di 2 gradi Celsius l’aumento della temperatura media globale entro il 2030, con l’obiettivo di portarla a 1,5%. Nei giorni scorsi un gruppo internazionale di scienziati ha rilevato come siano già stati superati 9 dei cosiddetti «tipping point», i punti di non ritorno, e come di conseguenza il traguardo ipotizzato a Parigi sarà difficilmente raggiungibile. Tanto più dopo il disimpegno annunciato degli Stati Uniti.

Non si tratta soltanto di fare un favore all’ambiente. È appurato che il cambiamento climatico ha conseguenze pesanti dal punto di vista economico. E ha pure dei costi umani particolarmente elevati: un rapporto di Oxfam diffuso in concomitanza con l’avvio del vertice Cop25 dell’Onu a Madrid, rileva come cicloni, inondazioni e incendi — ovvero alcune tra le più evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici — abbiano oggi 7 volte più probabilità di causare migrazioni forzate rispetto a terremoti o eruzioni vulcaniche. I paesi più piccoli del mondo producono solo un terzo delle emissioni inquinanti di qualsiasi Stato ad alto reddito. Il che significa che pur non contribuendo a quella che è la principale causa di migrazione forzata, sono quelli che ne pagano loro malgrado le conseguenze.

Chi si sta davvero mobilitando oggi per l’ambiente sono gli adolescenti. La crisi ecologica mette così in evidenza i limiti della cultura contemporanea, costruita sull’idea dell’interesse particolare (a livello individuale e nazionale): si tratta di riconoscere che c’è un bene superiore che va al di là dell’interesse delle singole parti. Ma la domanda è se saremo capaci di maturare la consapevolezza che ci serve senza passare attraverso eventi catastrofici. Come sempre la sfida è riuscire a cambiare in tempo il nostro modo di guardare le cose. La conferenza sul clima di Madrid è stata deludente, ma il dibattito pubblico sta puntando nella direzione giusta: la volontà di cambiare che c’è oggi non c’è mai stata nella storia. Ma serve accelerare. Uno dei modi migliori per fare progressi è alimentare il dibattito. Servono cambiamenti legislativi, individuali, culturali in ognuno di noi. per questo ne parlo diffusamente.

 

Nel 2017 la parola chiave fu «rancore» e nel 2018 «cattiveria». Ora, la parola che sembra dominare il rapporto annuale del Censis che fotografa la società italiana è «incertezza». Non stupisce pertanto che il 75% dei cittadini non si fidi degli altri, diventati improvvisamente un potenziale nemico. A dominare ora è l’ansia di dover fare da soli rispetto a bisogni non più coperti come in passato. Secondo il Rapporto, a generare ansia, stress e incertezza tra gli italiani è stato anche il dover rinunciare ai due pilastri storici della sicurezza familiare: il mattone e i Bot, strumenti che rispondevano alla domanda sociale di futuro e che sono lentamente usciti dal dna italiano. Nel corso dell’anno il 74% degli italiani si è sentito molto stressato per questioni familiari, per il lavoro o, peggio, senza un motivo preciso. Disillusione, stress esistenziale e ansia sono le cause della diffidenza verso gli altri che si sta diffondendosi. Il Censis fotografa una situazione spaventosa: il 48% degli italiani dichiara che ci vorrebbe un «uomo forte al potere» che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni. Ma c’è una buona notizia: Gli italiani che prestano attività gratuite in associazioni di volontariato sono aumentati del 19,7% negli ultimi dieci anni.

 

A proposito di EGUAGLIANZA: Ricordiamolo, con quanta difficoltà, con quanto tempo, con quali ritardi, l’umanità si libera di pregiudizi, di modelli culturali, di prigioni intellettuali per riconoscere nei fatti un principio in astratto affermato da secoli, quello di eguaglianza. In Italia fino al 1919, secondo una norma del codice civile, «la moglie non può donare, alienare beni immobili, sottoporli a ipotesa, contrarre mutui, cedere o riscuotere capitali, costituirsi sicurtà, né transigere o stare in giudizio relativamente a tali atti, senza l’autorizzazione del marito». Solo nel 1946 le donne italiane hanno potuto partecipare alle elezioni politiche nazionali. Solo nel 1956 hanno potuto accedere alle giurie popolari delle Corti di Assise. Solo nel 1965 le prime otto donne sono divenute magistrate. Ancora oggi nessuna donna ha presieduto la Corte di Cassazione, il Consiglio di Stato, la Corte dei conti. Molti passi sono stati fatti. Un terzo dei parlamentari è donna. Sono donne metà dei prefetti e metà dei magistrati (ma, tra questi ultimi, sono donne solo un quarto dei titolari di funzioni direttive). La Corte costituzionale, eleggendo all’unanimità con straordinaria coesione, il suo nuovo presidente Marta Cartabia (che però rimarrà in carica solo 9 mesi), ci dice che c’è ancora posto per la speranza.

 

Marina Cavazzana è una delle pioniere delle terapie genetiche e sta guidando un team che ha l’obiettivo di cancellare l’Aids dalla nostra vita: «I primi risultati clinici si avranno tra un anno e mezzo. Ci sono altri gruppi nel mondo che stanno cercando di ottenere lo stesso risultato con altre tecniche. Vedremo chi arriverà prima». Una rincorsa emozionante. Non l’unica: «Sto cercando di formare nuove generazioni di medici perché la terapia genetica possa essere offerta al maggior numero di pazienti possibili». Non si sente più italiana o francese, «mi sento europea». Nata a Venezia nel 1959, figlia di un ferroviere e di una maestra, si è laureata in pediatria all’Università di Padova e, nel 2012, è stata nominata scienziata dell’anno in Francia.

 

Mauro Ferrari è uno dei più importanti studiosi delle nanotecnologie applicate alla cura dei tumori. Questo male ha ucciso la sua prima moglie quando lui aveva 35 anni e la coppia tre figli ancora piccoli. Due lauree tra Italia e Usa, da gennaio sarà alla guida del Consiglio europeo della ricerca, che gestisce un budget di diversi miliardi da investire nella ricerca scientifica.

 

Le ragioni per essere ambiziosi ci sono: l’esecutivo Ue ha alzato il sipario sul suo Green new deal, un maxi-piano economico e politico per la riconversione verde dell’industria europea. Il piano è stato «fatto proprio» dai capi di governo Ue con una riunione fiume nella notte tra il 12 e il 13 dicembre. L’obiettivo principale del piano è di trasformare l’Europa in un Continente «neutralmente climatico» entro il 2050, tagliando a zero le emissioni nette di gas a effetto serra entro quella data. Sì, ma quanto costa? Non poco. Secondo una stima si parla di un investimento pari a 260 miliardi di euro l’anno, l’1,5% del Pil comunitario. Sul medio termine, l’obiettivo è mobilitare investimenti per un valore complessivo di 1000 miliardi di euro.... Buon lavoro!

 

Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2020 è un’esortazione ad andare oltre la paura dell’altro e del diverso, a spezzare «il circolo vizioso della sfiducia, la logica morbosa della minaccia e della paura» che sta all’origine delle guerre, un invito a percorrere un «cammino di riconciliazione» che significa anche giustizia sociale, «non vi sarà mai vera pace se non saremo capaci di costruire un sistema economico più giusto».

 

Giorgio de Chirico, esponente della pittura metafisica, affermava che ogni cosa ha due aspetti: «Uno corrente, quello che vedono gli uomini in generale, l’altro spettrale che vedono solo rari individui in momenti di astrazione metafisica». Già Aristotele sosteneva che la base dell’etica è l’architettura, e che lo spazio è relazione con gli altri. La tesi calza perfettamente con la definizione di edificio sacro che, oltre a essere un luogo d'incontro, porta con sé una dimensione di memoria e di cultura, una parte dell'umanità che ha maturato un senso etico. Emerge quindi una visione pubblica e sociale della mistica che, tramite la traduzione in spazio esercitata dall’architetto, consente di non rimanere sconnessi dalla storia. L'architetto Mario Botta nel suo libro Architettura spirituale afferma: «Io credo che l'architettura porti con sé l'idea del sacro, nel senso che è espressione del lavoro dell'uomo. L'architettura non è solo un'organizzazione materiale; anche la più povera delle capanne ha una sua storia, una sua dignità, una sua etica che testimonia di un vissuto, di una memoria, parla delle più segrete aspirazioni dell'uomo».

2020  Solidarietà Kenya Onlus