Newsletter Marzo 2020

Cari Lettori, la prima metà del mese di marzo è stata caratterizzata dall’attività delle Assistenti Sociali Mary e Federica, dando inizio, da lunedì 02 a venerdì 13, ad uno screening dei nostri studenti, che già a febbraio sono diventati 467 (dai 456 di gennaio). Un lavoro lungo e laborioso, che serve a far emergere le problematiche di ogni studente, sia di carattere sociale che sanitario. Questo lavoro sarà la base per impostare prossimamente il lavoro dell’Assistente Sociale.

 

Lunedì 02 è arrivata l’ultima bimba della Baby Class. Si chiama SAUMU. Ha solo 1 anno e mezzo; nella foto la vedete con la maestra Hellen mentre la imbocca con una tazza di “porridge speciale” a base di latte e cereali.

 

Mercoledì 04 sono venuti a trovarci al Royal Tulia Home gli amici benefattori Gianpaolo e Daniela da Bardolino. Ci hanno portato medicinali e palloni da calcio. Inoltre offerte in denaro da amici e da loro stessi: Grazie!

 

Giovedì 05 è nato un maschietto alle ore 9,00 a.m. abbiamo fatto la foto ad una sola ora dalla sua nascita. È il 6°figlio: naturalmente la mamma è già seduta sulla panca (neanche a letto) ad allattare il piccolo e poco dopo se ne è andata a casa col bimbo, camminando. La naturalezza con cui partoriscono queste donne è eccezionale, incredibile!

 

Venerdì 06 gli amici benefattori Raffaele e Antonio di Castellammare di Stabia (Na) con le rispettive mogli Angela e Marina; ci hanno donato libri e diverse cose concordate (tavoli per la Baby Class, pannolini per le ragazze di 6° e 7° classe, dispenser erogatore acqua, pale a soffitto, ....), inoltre con loro abbiamo festeggiato la Festa della Donna (anticipando di 2 giorni l’8 marzo), ricordando Marisa e dedicando la Festa alle 100 mamme presenti dei nostri alunni, alle maestre e personale femminile (a cui è stato donato il vestito Dhera). Lo show degli alunni è stato il momento clou, con i discorsi finali. I nostri amici hanno donato anche tre caprette per il riso pilau ... da leccarsi i baffi. È stato preparato il lunch per 600 persone!!!

 

 

SOPRA E SOTTO: il Tabasamu Hall pieno di alunni e mamme

 

 

LA FESTA DELLA DONNA, COME OGNI ANNO, è DEDICATA A MARISA.

LE CANZONI (SCRITTE DALLE NOSTRE MAESTRE) INTERPRETATE DAGLI ALUNNI E LE DANZE GIRIAMA, DIVENTANO UN INNO ALLA FIGURA MATERNA DELLA DONNA, ALLA SUA FERTILITA’, AL SUO LAVORO, AI SUOI SACRIFICI, ALLE LORO CAPACITA’, ALLA LORO CULTURA E TRADIZIONI, CHE CARATTERIZZANO IL POPOLO MIJIKENDA, CUI L’ETNIA GIRIAMA APPARTIENE.

 

LE ZONE RURALI INTERNE SONO UN PATRIMONIO SOCIALE/CULTURALE DA SALVAGUARDARE!

 

SOPRA: una delle tante danze dei nostri alunni. SOTTO: le mamme molto interessate allo show dei bimbi.

  

DOPO GLI SHOW DEI BIMBI, I DISCORSI DEL PRESIDE HABEL, DEL CAPO VILLAGGIO AGNES, DI SIDI, DI CLAUDIO E DI UNA MAMMA IN RAPPRESENTANZA DELLE DONNE, CHE HA CHIUSO GLI INTERVENTI CON UNA PREGHIERA RECITATA IN SWAHILI.

ANCORA PIU’ SOTTO: dopo il pranzo dato agli alunni e alle donne/mamme intervenute, anche il personale del Tabasamu si accinge a mangiare l’ambito “pilau” (RISO E CARNE DI CAPRETTO).

 

  

Ma la giornata non è ancora finita: alle ore 16,00 i 4 benefattori hanno offerto la merenda (biscotti e juice) a tutti!

 

 

INFINE LA GIORNATA SI è CONCLUSA CON LA CERIMONIA DELL’AMMAINA BANDIERA E LA CONSEGNA DI 500 LOLLY POP A TUTTI!

 

Venerdì 06 notte è nato un’altro bimbo di nome Raymond di 3,6 kg. Anche questa foto scattata poco dopo la nascita:

 

Mercoledì 11 alle ore 20,30 è nata un’altra bimba di 3,2 kg. di nome Ariana Kadzo. Eccola con la sua giovane mamma:

 

Giovedì 12 con il Capo Villaggio Madam Agnes e le volontarie Assistenti Sociali Mary e Federica, abbiamo visitato il Villaggio di Kaembeni per offrire alle due Assistenti Sociali la conoscenza dei luoghi in cui è inserito il Tabasamu Centre.

Le foto sottostanti rappresentano un esempio di casa locale nel bush. La foto a dx sarebbe la zona giorno, ma è diventato un deposito e ricovero notturno dei polli, anche perchè non ha un pezzo di tetto e le taniche servono per la raccolta d’acqua.

 

Venerdì 13 abbiamo organizzato per le volontarie Assistenti Sociali Mary e Federica, insieme con le maestre Sidi e Hellen, la donazione di vestiti ai piccoli della Baby Class, che sono diventati 33 (da 30 di inizio gennaio). Prima la scelta dei vestiti, poi la vestibilità:

 

 

COLPO DI SCENA:

DOMENICA 15 MARZO IL PRESIDENTE HON. UHURU KENYATTA HA COMUNICATO LA COMPARSA IN KENYA DEL CORONAVIRUS: LA PAZIENTE 1 è UNA RAGAZZA KENIOTA DI 27 ANNI PROVENIENTE DALL’AMERICA, CHE A SUA VOLTA HA CONTAGIATO ALTRI CONNAZIONALI. MENTRE LUNEDI 16 SI è AGGIUNTA UN’ALTRA PERSONA KENIOTA INFETTATA, PROVENIENTE DA LONDRA. IL GOVERNO HA IMMEDIATAMENTE PRESO MISURE RESTRITTIVE PER DEBELLARE IL VIRUS:

DA LUNEDI 16.03.20 TUTTE LE SCUOLE DEL KENYA SONO CHIUSE!!!

 “Quando tutto sembra vacillare, dobbiamo restare saldi in quello che conta”.

Lunedì 16 (ma concepito da Claudio sabato 14) abbiamo espresso la nostra “vicinanza e condivisione” al popolo italiano, in particolare ai nostri benefattori, amici, volontari e conoscenti. Seppur anche noi ci troviamo nella vs. medesima situazione (per noi solo all’inizio), siamo vicini alle sofferenze degli italiani:

 

È per me facilmente comprensibile il sacrificio che il popolo italiano sta vivendo, in particolare lo stare chiusi in casa: è il 5° anno consecutivo che un giorno alla settimana (la domenica) sono relegato a casa solo; non posso muovermi perchè sono senza il personale. Dovrei avere un askari (guardia) diurno (non è possibile lasciare incustodito il Royal Tulia Home) ma non me lo posso permettere. Comunque trovo positivo la domenica avere tutto il tempo necessario per programmare gli impegni della settimana successiva, ordinare le foto degli eventi precedenti, predisporre la newsletter (impossibile aspettare la fine del mese per redigerla), anche un po’ a rilassarmi. Adesso condividiamo questo aspetto con Voi, non facile, perchè ci cambia lo stile di vita: per garantire la nostra sicurezza ci siamo chiusi in casa e con il personale sto a distanza adeguata.   

Da Lunedì 16 purtroppo non sono proseguite le interviste programmate agli alunni delle Classi rimanenti: 3°-2°-1° e ai bimbi della scuola materna, previste con Sidi e Federica. Mentre Mary è partita domenica 15 per Nairobi per la consegna del 2° report (riguardante l’esperienza delle 3 settimane svolte al Tabasamu C.) all’Institute di Nairobi, per il completamento degli studi di Assistente Sociale, dopo aver sostenuto tutti gli esami teorici. L’Institute ha chiuso sabato 21, con il rientro di Mary a Malindi, ma bloccata in casa. Ora dovremo aspettare per i risultati, non si sa quando: tutto fermo!

Lunedì 16 annullata la visita di Sikubali: l’idraulico specializzato nella posa dei canali e pluviali ai tetti, per riparare i canali che si sono piegati (dal peso dell’acqua) nel corso del 2019. La manutenzione in Africa è sempre costantemente necessaria ... abbiamo pure riparato una delle 14 vasche di accumulo acque meteoriche, rifacendo tutto l’intonaco interno.

Abbiamo iniziato una serie di operazioni al Tabasamu C. tese alla preparazione delle grandi piogge: pulizia dei drenaggi per la raccolta delle acque piovane e formazione di pozzi di raccolta a perdere delle acque provenienti dai drenaggi. Oltre all’aggiunta di un’altro drenaggio per evitare la formazione di grandi pozze d’acqua ai percorsi dei bambini: dalle aule alla mensa. Abbiamo organizzato i magogo (pali di sostegno) dai pali della luce, per un futuro gazebo. Abbiamo acquistato, grazie ai benefattori italiani Raffaele e Antonio, altri 20 polli, raddoppiando il numero a 40. È stato eseguito anche un recinto con rete metallica e pali in ferro per consentire ai polli di muoversi agilmente.

 

Martedì 17 non hanno potuto raggiungerci Sarah e la sua amica, dal Belgio. Sarah è una nostra Benefattrice dal 2018. Entrambe, per disposizione del Presidente, sono state in quarantena a Mombasa,  dall’arrivo sino alla loro ripartenza. Così anche Ramona da Monza avrebbe dovuto raggiungerci l’11.03, ma non ha potuto partire da Malpensa. Anche altre 3 volontarie che stavano prenotando il volo per agosto, sono state costrette ad annullare.

La ricaduta del Coronavirus sulle nostre attività solidali, compreso la raccolta fondi, è disastrosa!

Martedì 17 sopralluogo di Claudio con il Tecnico Alfred a cui abbiamo richiesto di redigere un “site plan” (planimetria generale) del Tabasamu Centre, come da richiesta del Ministero dell’Educazione – Ufficio di Marafa, a completamento della registrazione finale e permanente del TABASAMU PRIMARY SCHOOL nell’elenco delle scuole private del Kenya ed essere considerata SEDE D’ESAME. È 2 anni che stiamo seguendo la pratica: una telenovela senza fine ...  hanno fatto seguito diversi appuntamenti per la messa a punto del documento, che lo vedrete nella prossima newsletter.  

 

BOLLETTINO del 18.03: è il giorno dello stop definitivo ai turisti italiani e a tutti gli stranieri non residenti. Da oggi si sono aggiunti altri tre cittadini colpiti dal virus, che sono da poco rientrati dall’estero, così come i 4 casi precedenti registrati a Nairobi. Due dei nuovi casi riguardano una coppia che il 4 marzo scorso era tornata da Madrid con transito a Dubai, mentre il terzo è un cittadino del Burundi che proveniva sempre dagli Emirati Arabi.

 

Mercoledì 18 a seguito di nuove disposizioni anti COVID-19, il ns. Dottore/Ostretico Thoya Baya ha approntato, prima dell’accesso del dispensario, un’area dedicata ai pazienti per lavare le mani e disinfettarle. Abbiamo anche acquistato diversi pannolini e garze che diamo in dono alle mamme partorienti, insieme ad un certo numero di vestitini per i neonati. Con l’assenza degli alunni da scuola (da lunedì 16), è diventato impossibile proseguire le cure in corso per: 1) somministrazione supplemento di ferro 2) crema per la tenia 3) crema per la scabbia. I nostri sforzi vanificati dall’emergenza COVID-19.

 

Mercoledì 18 abbiamo iniziato lo scavo di fondazione per l’aula classe 8. Sebbene l’intenzione era di iniziare i lavori a ottobre ‘20 (in quanto serve per gennaio 2021), la presenza di 120 sacchi di cemento acquistati a gennaio, che si possono ammalorare, ci ha indotto ad utilizzarli prima che la stagione delle piogge inizi. Ciò si è reso possibile solo grazie all’accordo con la mano d’opera: gli operai saranno pagati a fine aprile (sperando che per allora abbia i soldi). Ringrazio i lavoratori (manovali e muratori) per la fiducia e la disponibilità dimostrata. Per finire i lavori del vespaio (per usare i sacchi di cemento) manca la ghiaia e la sabbia e un poco di ferro. In aprile dovrei riuscire ad organizzare i materiali.  

 

Giovedì 19 è partita anticipatamente (rispetto alla data prevista del 10 aprile) la volontaria Federica, con uno degli ultimi voli di Ethiopian Airlines disponibili per il rientro dei turisti italiani. Da settimana prossima siamo qui solo noi residenti effettivi con permesso di lavoro, con l’auspicio che la pandemia non raggiunga Malindi, altrimenti non saprei proprio  come fare ... SE LA PANDEMIA DEFLAGRA IN AFRICA, SARA’ UNA STRAGE PER LA VULNERABILITA’ DEL SISTEMA SANITARIO ...  NON ADEGUATO ALLE ESIGENZE DI COMBATTERE IL VIRUS.

Giovedì 19 incontro tra Claudio e Father Allan (parroco di Garissa) e Sister Lucya di Shakadulu (comunità all’interno della Diocesi di Malindi, ben oltre Marafa) al Royal Tulia Home. Claudio ha dato la disponibilità all’aiuto richiesto, concedendo la fruibilità di una camera con servizio igienico al Tabasamu C.  a Father Allan e ai suoi seminaristi, nei periodi di permanenza nella nostra zona. La collaborazione con la Diocesi di Malindi continua. Claudio ha anche aderito alla richiesta del Parroco Father Kileo N. per il 17 e 18 Aprile di ospitare i bambini della Diocesi di Malindi (come avvenuto in dicembre 2019), ma l’avvento del Covid-19 penso faccia sospendere l’evento.  

Giovedì 19 iniziato l’accaparramento di scorte di generi alimentari al Royal Tulia, ad esclusione del fresco (verdure, frutta, ...), ma la giornata corrisponde (in Italia) anche alla Festa dei PAPA’: sono molto contento per la lunga videocall che mi hanno riservato, in contemporanea, i miei figli: GRAZIE!  Mi è cara l’occasione per porgere a tutti i PAPA’ che ci seguono, tanti auguri. Gli affetti dei nostri cari sono il sostegno vitale ai sacrifici della vita a cui siamo chiamati.

Con Sidi abbiamo allestito 2 pannelli espositivi della Mostra Permanente. Sotto vedete quello dedicato al decennale nel 2018 e a seguire (non ancora completo) quello dedicato al Trofeo Marisa che ogni anno, dal 2017, organizziamo:

 

 

 

Venerdì 20 una bella notizia (tratta dal sito malindikenya.net ) A Nairobi un centro ricerca malattie di tutta l'Africa: Il Centro africano per la prevenzione e il controllo delle malattie sorgerà in Kenya. Lo hanno deciso l’Unione Africana e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, proponendo con la Banca Mondiale la costruzione di un edificio da circa 70 milioni di euro a Nairobi per ospitare la struttura, che si porrà come un hub continentale per la ricerca medica e il controllo delle malattie, in particolare i virus e le malattie tropicali. Secondo le parti interessate, come ha ribadito anche il portavoce del Governo keniano, potrà essere anche di grande aiuto nella logistica davanti a pandemie come quella attuale del Coronavirus. Come parte del suo sostegno alla creazione del “CDC Africa” in Kenya, il Governo cinese si è offerto di costruire l’edificio che avrà 21 piani, tra uffici e centri specialistici.

BOLLETTINO del 20.03: triste primato, l’Italia ha superato la Cina per numero dei morti del Coronavirus: 3.405. Il mondo oggi guarda all’Italia come nazione esemplare anche nel trovare gioia e solidarietà in tempi difficili. È sotto gli occhi di tutti, con esempi grandi e piccoli, ogni singolo giorno. Oggi, l’Italia è un faro per il mondo intero su come mettere in pratica la solidarietà e il senso del bene comune — anche in tempo di quarantena. 

 

Il 20 marzo si festeggia la Giornata Mondiale della Felicità. Ma che valore assume in questo periodo reso surreale dal Coronavirus questa ricorrenza? è bello pensare che questa pandemia apporterà importanti cambiamenti nel modo in cui concepiamo e viviamo la felicità e le nostre relazioni...

BOLLETTINO del 22.03: Da sette a quindici. In due giorni il numero di contagiati da Covid19 in Kenya è più che raddoppiato. I nuovi otto casi comprendono anche due turisti francesi che sono stati testati in una struttura alberghiera a Diani Beach. Struttura che è stata quarantinata, compresi altri 7 turisti e lo staff. Tra gli altri colpiti dal virus c’è anche un cittadino messicano. Il Ministro della Sanità ha inoltre dichiarato che il governo sta rintracciando 363 persone che si ritiene siano entrate in contatto con gli otto nuovi contagiati.

 

DA LUNEDI 23 SONO STATE PREVISTE ALTRE RESTRIZIONI SIA DAL GOVERNO CHE DALLA CONTEA DI KILIFI, CON CHIUSURA DEI CHIOSCHI, BAR, PUBS, LOCALI NOTTURNI E DISCOTECHE, RISTORANTI (consentito servizio di take-away). NEI SUPERMERCATI RISPETTARE LA DISTANZA DI 1,5 MT. TRA I CLIENTI. LO STESSO PER I MERCATI ALL’APERTO E AI NEGOZI. PER I MEZZI DI TRASPORTO: MATATU E BUS DOVRANNO RIDURRE I PASSEGGERI FINO AL 60% in meno della capienza.

Da martedì 24 Il Governo della Contea di Kilifi ha deciso di fermare tutti i boda boda operators, ovvero i mototaxi che sono di fatto il mezzo di trasporto più usato dai propri cittadini. Sono infatti 150 mila le motociclette utilizzate, anche sporadicamente, per i trasporti di persone in tutta la Contea.  I boda boda possano funzionare come corrieri per il trasporto specialmente di beni di prima necessità.  Il Deputy Governor of Kilifi Hon. Gideon Saburi, dal ritorno dalla Germania, ha infettato diverse persone, incluso parenti di Gongoni. I contagiati sono diventati 25.

Da mercoledì 25 marzo tutti i voli internazionali da e per il Kenya sono stati bloccati. Solo ai voli cargo sarà permesso atterrare negli aeroporti internazionali del Paese.  La sospensione di tutte le funzioni ed incontri nelle chiese, moschee e altri incontri religiosi. Questi includono anche matrimoni, funerali e altri incontri sociali che sono limitati ai soli parenti stretti.

BOLLETTINO DEL 25 marzo: il Presidente Uhuru Kenyatta ha precisato che da venerdì 27 marzo tutto il Paese dovrà osservare un coprifuoco che partirà dalle 19 e terminerà alle 5 del mattino successivo, fino a data da destinarsi. Kenyatta ha anche annunciato alcune misure per recuperare fondi da investire nella sanità: le prime riguardano riduzioni degli stipendi ai dirigenti del Governo. Taglio di 80% del salario per lui stesso e il suo Vice William Ruto, 20% per i Ministri e 30% per i vice. La V.A.T. in questo periodo scenderà dal 16% al 14% e altri sgravi importanti.

BOLLETTINO DEL 26 marzo: i contagiati sono diventati 31. Il primo morto per Coronavirus è un cittadino keniano di 66 anni malato da tempo di diabete. Il keniano era tornato dal Sudafrica, via Swaziland, il 13 marzo scorso e dopo una decina di giorni aveva avvertito i sintomi del contagio, che si erano aggiunti alla sua grave patologia pregressa. 

BOLLETTINO DEL 28 marzo: i casi sono diventati 38, la Contea di Nairobi è in testa con 28 casi di coloro che finora sono diventati positivi; Kilifi ne ha 6, Mombasa ne ha 2, mentre Kajiado e Kwale ne hanno uno ciascuno".

 BOLLETTINO DEL 29 marzo: i casisono diventati42, di cui 24 sono di sesso maschile e 18 sono donne. A Nairobi la più alta concentrazione, con 31 positivi, seguita dalla Contea di Kilifi con 6 casi (uno a Malindi), Mombasa con 3 e Kwale e Kajiado con uno a testa.Fino ad ora sono state monitorati 1426 persone, mentre altre 215 sono state dimesse dopo aver terminato i 14 giorni obbligatori di quarantena.

Ad altre 18 persone sono già stati fatti i tamponi e siamo in attesa dei risultati. La Contea di Kilifi, considerata una delle regioni ad alto rischio epidemia Covid19, ha preso misure sanitarie importanti. Da qualche giorno ogni zona considerata a rischio assembramento delle due città, Malindi e Kilifi, viene disinfettata con un prodotto fornito a prezzo speciale, grazie all’intercessione di alcuni membri del Malindi Stakeholders Group, in grado di immunizzare intere zone per circa 48 ore, quando poi torneranno i “virusbusters” a spruzzare di nuovo. Le zone di Malindi coperte sono il mercato nuovo con il capolinea dei matatu, quello vecchio, la zona del roundabout e i quartieri più densamente popolati.

Lunedì 30 marzo corrisponde al compleanno di Claudio. Il cuoco Daniel ha voluto farmi una sorpresa. Pur non avendo a disposizione i biscotti savoiardi, ha preparato un tiramisù con i biscotti kenioti a disposizione, usando il cacao e il mascarpone che sono rimasti dai volontari  Diletta&friends ... ho colto l’occasione di “condividerlo” con il personale, con essenzialità e parsimonia, come i tempi richiedono.  

 

Tra i vari messaggi ricevuti, esprimo un sincero ringraziamento a chi mi ha scritto: may this day bring countless happiness and endless joy and live peace and serenity. Happy birthday. (possa oggi portare innumerevole felicità e gioia senza fine e vivere con pace e serenità, buon compleanno).

 

BOLLETTINO DEL 30 marzo: i positivi sono diventati 50. In totale, ad oggi, la contea di Nairobi ha 37 positivi, Kilifi sei e Mombasa 4, mentre Kajiado, Kwale e Kitui ne hanno segnalato uno ciascuno. La Task Force Covid-19 prevede che entro una settimana potremmo avere 1000 casi nel Paese e dover applicare altre misure restrittive, e seguendo questo trend  a metà aprile il numero dei contagiati potrebbe arrivare a 5000 e a fine mese a 10.000.

 

Non è più possibile separare la salute degli uomini da quella degli animali e dell’ambiente: l’esperienza di questi anni, con l’emergere di continue zoonosi, ci ricorda che siamo ospiti e non padroni di questo pianeta e ci impone di cercare il giusto equilibrio tra le esigenze della specie umana e delle altre specie animali e vegetali che viaggiano insieme a noi in questa arca di Noè chiamata Terra.

 

Mi rendo conto che chiedere solidarietà per i bimbi africani in questo momento particolare non abbia molto senso, ma il dovere mi impone di sensibilizzarvi: il Coronavirus ci sta penalizzando molto! Sono rallentate le raccolte di fondi! Le nostre priorità sono: pagare gli stipendi ai workers, le bollette acqua e luce, acquisto di medicine. Un plauso a Gianni G. di Civitavecchia per la sua importante donazione., a Piero di Gorgonzola, agli impiegati di F. Rockefeller.

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DIVENTERANNO TANTI FRUTTI DI MANGO E TANTA BUONA MARMELLATA, ...

LA NOSTRA RUBRICA DAL TABASAMU CENTRE VISIONI ..... DELLA VITA, by CLAUDIO

La newsletter mensile non serve solo portarvi a conoscenza di come procede il Tabasamu Centre, il suo sviluppo, di come spendo i soldi raccolti, ... ma vuole costituire anche un momento di riflessione, con approccio culturale, ... per conoscere la filosofia di vita scelta nello svolgimento del lavoro solidale, che desidero condividere con Voi: grazie a tutti i lettori per la volontà di seguirci, Claudio

 

Il nuovo libro sul Credo di Papa Francesco: «Chi non aiuta gli altri non è un vero cristiano». Il libro del Papa con don Marco Pozza, il cappellano del carcere di Padova: «Quando vedo cristiani che non sanno aiutare qualcuno a sollevarsi, io dico: voi non siete ancora arrivati al cristianesimo. Il nostro comandamento principale è l’amore».

 

Giulio Tremonti, ex Ministro, per la quarta edizione del libro «Le tre profezie», che è uscito in marzo, ha scritto: La crescita della Cina negli scorsi due decenni è stata troppo rapida, una forzatura che ha creato grandi squilibri. Il coronavirus «arriva oggi dopo il fantasmagorico, felice ma artificiale trentennio della globalizzazione» e che è «un cambio radicale nel paradigma finora positivo e progressivo» della globalizzazione stessa. Oggi ci sono due Cina: quella esterna iper-sviluppata, quella interna ferma in un’arretratezza millenaria. «Il Pil di Cina, Europa e Stati Uniti scenderà parecchio più delle previsioni ufficiali, le stime vanno corrette al ribasso. Oltre all’aspetto diretto della crisi, che avrà forti ricadute sociali ed economiche, saranno da ricostruire le filiere produttive mondiali che avevano al centro la Cina, ora mezza bloccata. In più, viene meno la fiducia nell’automatismo progressivo della globalizzazione. La cascata di conseguenze sarà ampia, anche sul versante politico, a Pechino e nel resto del mondo. È un momento di enorme cambiamento».

 

A proposito di cambiamenti climatici: avremo inverni sempre più caldi nell’emisfero Nord e inondazioni nell’ emisfero Sud. Se Bangkok subirà le maggiori trasformazioni entro il 2050 - piazzandosi prima nella classifica a causa del più alto rischio di inondazioni dovute all’innalzamento del livello del mare e a un aumento della temperatura di 1,67 °C. -, Ho Chi Minh City e Amsterdam saranno rispettivamente la seconda e la terza città a sperimentare lo stravolgimento climatico in atto. Al quarto posto si piazza Nairobi, in Kenya, che dovrebbe passare da un tipo di clima estivo caldo umido a un clima estivo tropicale stile savana, con un aumento della temperatura di ben 2,31 °C. Le città che potrebbero invece subire le minor conseguenze sono Marsiglia (Francia), Orlando (Stati Uniti) e Rio de Janeiro (Brasile).

 

A PROPOSITO DELLA FESTA DELLA DONNA IN KENYA (tratto da Malindikenya.net di F. Del C.): nella prima metà del novecento in Kenya fu una donna, Mekatilili Wa Menza, a dare al suo popolo un primo impulso rivoluzionario, posando la prima pietra lungo la tortuosa ed insanguinata strada che avrebbe portato il Paese all’indipendenza dall’Impero Britannico. Mekatilili era una giovane donna giriama nativa dell’entroterra di Kilifi che, dopo aver subito il rapimento dei due fratellini minori da parte di mercanti arabi che li avrebbero venduti come schiavi, decise di ribellarsi e di creare il primo movimento di resistenza della costa keniana, arruolando contadini e pastori da Kilifi a Mambrui. La storia tramanda il suo coraggio e il suo carisma, come poche altre figure femminili nel mondo. Per due volte fu imprigionata dagli inglesi in campi di lavoro simili a lager, e per due volte riuscì ad evadere e a tornare nel “bush” dentro Malindi. Grazie a lei ed alla sua rivolta, i Mijikenda ottennero migliori condizioni di vita e poterono lavorare la loro terra senza vederne confiscati gran parte dei frutti. Altre grandi donne hanno partecipato, magari dietro le quinte di una battaglia di uomini e soldati come fu quella che portò alla Repubblica del Kenya.

Hanno dato spesso il loro contributo di forza interiore, di saggezza e buon senso, di cultura e impegno civile. Una delle più note è Micere Mugo, studiosa e commediografa, incarcerata durante la rivoluzione Mau Mau e autrice insieme al grande scrittore Ngugi Wa Thiongo del libretto “Il processo a Dedan Kimathi” (il capo dei Mau Mau assassinato dagli inglesi e tradito da molti suoi compagni di lotta). Micere è stata la prima donna a studiare in un college keniano, creando di fatto le scuole miste e ha sempre lottato per la libertà di idee e di opinioni, tanto che anche sotto il Governo Kenyatta fu costretta all’esilio, prima in Zimbabwe poi negli Stati Uniti, dove è stata docente universitaria. Come poi non ricordare il Premio Nobel Wangari Maathai. Veterinaria, attivista per la tutela dell’ambiente, ha creato il movimento delle “cinture verdi”, salvando la foresta di Karura dalla scomparsa, durante lo sviluppo urbano di Nairobi, e sensibilizzando il mondo intero sulla difesa di tante altre situazioni in pericolo nell’Est Africa. Per questo le è stato assegnato il Premio Nobel per la pace nel 2004, non solo per il suo contributo all'ambiente, ma anche allo sviluppo, alla democrazia e alla pace. 

Infine, non si può non festeggiare con orgoglio le donne che stanno combattendo l’ancestrale e sessista pratica dell’infibulazione genitale, una sorta di atroce rito di iniziazione delle adolescenti africane, causa oltre che di mutamenti della sessualità, anche di gravi infezioni. Un’eroina su tutte, la maasai Nice Nailantei che poco dopo la maggiore età è diventata un simbolo mondiale della lotta alle mutilazioni genitali femminili. Cresciuta in un villaggio rurale alle pendici keniane del Kilimanjaro, in Kenya, come Mekatilili Wa Menza è fuggita per ben due volte, ma non dagli schiavisti britannici, bensì dalla propria famiglia. Ora gira il mondo come ambasciatore di Amref. Il suo impegno assieme all’associazione che da sempre si batte per i diritti sanitari dei popoli africani, le ha permesso di salvare più di 2600 donne di diverse comunità tribali. Forse l’Africa che piace a noi è donna, perché le donne sanno darsi da fare e fin da quando sono state costrette a trasportare grossi carichi semplicemente mettendoseli sulla testa, sanno camminare a testa alta, con fierezza.

 

Accade anche qualcos’altro nell’Italia malata (estratto da un articolo del 16.03 di Ernesto Galli Della Loggia-Corriere.it). Accade ad esempio che, è vero, siamo sempre d’accordo con le critiche mosse da tutte le parti a come funziona o meglio non funziona il nostro Paese, con le critiche alla sua burocrazia, alla sua disorganizzazione, alla sua classe politica, così come alla sua società afflitta da mille difetti. La vocazione nazionalista non ci appartiene. Ma se questo accade, accade pure che proprio in una situazione come quella di questi giorni, in cui ci sembra che il Paese sia con le spalle al muro, che tutto sembri confermare i giudizi sconfortanti che noi per primi siamo soliti dare di esso, accade che proprio in una situazione simile avvertiamo però, dentro di noi, nascere un pensiero diverso, un sentimento di orgoglio che non sospettavamo di avere.

 

Il 18 marzo è la Giornata mondiale del riciclo: una buona occasione per comportamenti virtuosi. la Giornata mondiale del riciclo, fondata appena due anni fa dalla «Global Recycling Foundation», il cui presidente e fondatore, Ranjit S Baxi, ripete da sempre questo semplice ma importantissimo concetto: «Il riciclo è uno sforzo collettivo e cruciale per il futuro del pianeta: nessuno può agire in modo isolato ma occorre che coinvolga quanta più gente possibile». Naturalmente, un occhio di riguardo va soprattutto a quelle persone ed aziende che si impegnano ogni giorno nell’attività di riciclo e del riuso: ovvero, riutilizzare vecchi oggetti, trattandoli come risorse e non rifiuti, evitando, quindi, che finiscano nell’inceneritore.

 

IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE (Tratto da riedizione Aragno dell‘opera di Oswald Spengler, nella versione di Giuseppe Raciti): offre spunti importanti per riflettere a fondo sul futuro di una civiltà.

.... La civiltà che chiamiamo occidentale si è arricchita, nei secoli, dell’incontro, anche conflittuale ma fecondo, con altre civiltà. Non saremmo quelli che siamo — siamo stati? — senza la civiltà araba, alla quale fra l’altro dobbiamo tante conoscenze della base fondante della nostra cultura, la civiltà greca. L’Occidente ha commesso errori ed orrori come tutte le civiltà, ma la sua struttura profonda è stata e non può essere che universalistica. L’Editto di Caracalla che rende tutti cittadini dell’Impero romano; il Diritto romano che regola per sempre rapporti pubblici e privati i quali non valgono solo per i Romani. I barbari che invadono l’Impero e poi ne sono difensori, come Ezio o Stilicone che in extremis riaffermano la gloria delle legioni. I Franchi senza i quali non ci sarebbe stato il Sacro Romano Impero, realtà europea per eccellenza. L’Illuminismo che non è di una sola e singola nazione, la triade Liberté-Egalité-Fraternité valida al di là di ogni frontiera. L’arte figurativa, profondamente radicata nell’una o nell’altra tradizione ma organicamente europea; il pensiero filosofico che non appartiene ad alcun singolo popolo.

Ora invece l’Occidente, ad esempio dinanzi al problema delle nuove migrazioni di popoli — problema reale, da affrontare con umanità e razionalità, senza isterie e senza pappa del cuore — reagisce con accenti e gesti barbarici, alimenta e coltiva un viscerale e inumano razzismo, fa risorgere incubi, si autocontagia di malattie mortali, rinnegando quell’universalismo e quell’umanesimo che sono stati la sua ragione di vita e di grandezza. Quando si vedono, a Varsavia — nella Varsavia decenni fa distrutta dai nazisti — sciovinisti polacchi marciare agitando bandiere hitleriane e svastiche, è come vedere, a ventre aperto, un cancro che si diffonde aggressivo.

L’Occidente tramonta anche per un’altra ragione, solo apparentemente contrapposta. Muore perché si vergogna di sé stesso e dei propri valori più alti; muore per paura e per retorica, credendo stupidamente di far bene e facendo invece spesso il male, negando con i suoi comportamenti gli ideali che crede di affermare. La regressione, avanguardia della barbarie, assume talora il volto del politicamente corretto, come nel caso di quella .giudice tedesca che ha assolto, parecchi mesi fa, un turco musulmano che aveva stuprato una donna, perché, ha detto, quell’azione rientrava nella sua cultura, senza accorgersi di offendere così tutti i musulmani, considerandoli implicitamente degli stupratori.

L’Occidente tramonta quando, come è accaduto qualche anno fa in Danimarca, le autorità — credo scolastiche — hanno censurato nei libri di testo (ad esempio in alcune favole di Andersen) i riferimenti e i motivi cristiani, per non offendere scolari, sempre più numerosi, di altre fedi. In tal modo hanno contribuito ad ostacolare il dialogo tra religioni e culture diverse, tanto più fecondo quanto più reciproco.

È augurabile che musulmani e buddhisti conoscano il Vangelo e noi i loro grandi libri sacri. Secoli fa Akbar il Grande, sultano di un vasto impero in cui vivevano induisti, cristiani, buddhisti, musulmani, fece tradurre, nelle diverse lingue dell’impero, i testi sacri delle varie confessioni, affinché tutti potessero conoscersi e lo Stato fosse quindi più unito e più saldo. Non si tratta di dissolvere tutto in una brodaglia informe ma di conoscersi e di arricchirsi nelle rispettive diversità.

Ma troppi si rivolgono non a grandi religioni universali e al loro dialogo — il Dalai Lama che commenta la Lettera di San Giacomo Apostolo — quanto alla loro scimmiottatura. L’Occidente tramonta ad esempio perché molti vegetariani, che si astengono dalle carni soprattutto nel nobile intento di risparmiare il più possibile sofferenze agli animali, diventano vegani, nel desiderio di essere una sorta di setta iniziatica piuttosto che una comunità.

L’Occidente muore di viltà travestita da mentalità aperta ed evoluta. Esita a punire adeguatamente gli autori di abiette violenze bulliste, i tifosi bestiali che si esaltano sfasciando bar e negozi e annullando così le fatiche di una vita di qualcuno, i dementi che sui social esaltano il nazista norvegese autore di un’orribile e plurima strage. ...

 

Il clima della Terra è cambiato diverse volte nel corso della sua storia, negli ultimi 650.000 anni ci sono stati sette cicli di grandi glaciazioni intervallati da periodi caldi in cui i ghiacciai si ritiravano fino ad arrivare all'ultima Era Glaciale, quando è iniziato il ciclo climatico attuale. Per millenni il clima è stato abbastanza stabile, ma già dalla metà del XIX secolo è iniziato il riscaldamento globale che ha assunto caratteristiche completamente diverse perché rapidissimo. «Il primo insegnamento che possiamo trarre dai dinosauri è che queste fasi di transizione possono essere anche delle opportunità - spiega Bernardi -. Trovarsi nel bel mezzo di un cambiamento climatico è una roulette russa e il nostro atteggiamento dovrebbe essere quanto più prudenziale possibile. La fase di rapido cambiamento che stiamo vivendo è lo scossone che ci avverte che rischiamo di finire dalla parte del dinosauro vinto cui cade “il meteorite in testa”. Ma la differenza è che noi siamo autocoscienti. Siamo alle porte della Sesta Estinzione di massa negli ultimi 500 milioni di anni, questa insieme agli scossoni climatici che stiamo vivendo sono una sorta di grande “sveglia” globale che ci avvertono che qualcosa si può ancora fare se cambiamo atteggiamento e comportamenti. E lo possiamo fare sulla scorta dell’insegnamento dei dinosauri che ne sono più volte usciti vincitori insegnandoci che le grandi transizioni non sono la fine di tutto». Ci sono molte ragioni per ritenere che siamo a un punto critico. Un nodo cruciale in cui tutto dipende da noi: possiamo impegnarci a creare un futuro positivo cambiando il nostro modo di vivere, oppure sentirci senza potere e stare a guardare mentre avviene l'inevitabile tracollo del Pianeta per come lo conosciamo.

 

C’è uno stretto legame tra la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici, le alterazioni degli habitat naturali e la diffusione delle zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli altri animali all’uomo e di cui anche l’attuale coronavirus, che è diventato pandemia, fa parte. Secondo alcuni studi potrebbe essere stato il pangolino la specie «ospite» che ha consentito il transito del coronavirus dal pipistrello all’uomo. Non tutti gli studi sono concordi sul ruolo del pagolino come vettore, ma sono state trovate corrispondenze tra il genoma del virus Sars-Cov-2 e quelle dei pangolini comprese tra l’85,5 e il 92,4% degli esemplari esaminati. le principali epidemie degli ultimi anni — Ebola, Sars, Mers, influenza aviaria o suina ma anche l’Hiv che causa l’Aids — sono di origine animale. E ad influire la loro diffusione è stata la riduzione delle barriere naturali che per secoli hanno creato un argine al contagio. Le foreste, per esempio, sono sempre state custodi di una vastissima biodiversità e la presenza contemporanea di tante specie animali differenti ha messo i virus di fronte al cosiddetto «effetto diluizione»: avendo la probabilità di attaccare anche specie non ricettive, i virus non trovano un ambiente fertile in cui propagarsi e di conseguenza si bloccano, si indeboliscono, si estinguono. La deforestazione finalizzata alla creazione di pascoli, alla produzione di legname e carta o all’avanzata delle aree urbane ha di fatto cancellato parte di questo «gregge» multiforme e multi-specie che come una sorta di prima linea permetteva di mantenere una maggiore distanza tra i virus che potremmo definire «selvatici» e l’essere umano. Il quale si è invece spinto sempre più, per esplorazione o caccia (anche a specie protette), all’interno delle stesse foreste pluviali, i principali scrigni di biodiversità del pianeta, aumentando i rischi di contagio.

Come se tutto ciò non bastasse, sempre l’uomo ha pensato bene di catturare specie animali selvatiche per farne cibo o per la realizzazione di prodotti derivanti da varie parti dei loro corpi. Del resto, sembra ormai assodato che l’origine dell’attuale coronavirus sia da ricercare nel mercato di animali vivi di Wuhan, uno dei tanti «wet market» cinesi in cui la fauna anche selvatica viene esposta viva e poi macellata al momento (il motivo è spesso la mancanza di frigoriferi o congelatori, che impedisce di mettere in vendita animali già morti). In questo modo si realizza uno spargimento di sangue che favorisce la trasmissione del virus da specie a specie. La carne di animali selvatici, la cosiddetta «bushmeat», viene spesso consumata da persone povere, che non hanno altre risorse alimentari e che per questo nelle zone rurali dei Paesi poveri o in via di sviluppo si adattano a considerare cibo specie che in Occidente mai e poi mai ci sogneremmo di considerare alimento, come per esempio le scimmie, catturate nella natura selvatica. La circolazione di animali, vivi o morti, provenienti dal cuore delle foreste pluviali contribuisce alla diffusione dei patogeni. Insomma, la relazione diretta tra i comportamenti sbagliati dell’uomo, la perdita di habitat e foreste e la diffusione di malattie è abbastanza evidente. L’equilibrio che la natura era in grado di stabilire viene meno per effetto delle attività umane. Il rapporto del 2019 dell’Ipbes, il comitato internazionale e intergovernativo scienza-politica che per conto dell’Onu si occupa di biodiversità e ecosistemi, parla chiaro: il 75% dell’ambiente terrestre e circa il 66% di quello marino sono stati modificati in modo significativo e circa 1 milione di specie animali e vegetali, come mai si era verificato fino ad oggi nella storia dell’umanità, sono a rischio estinzione. Va considerato che negli ultimi 50 anni la popolazione umana mondiale è raddoppiata, aumentando così il bisogno di risorse che ha portato ad un impoverimento delle risorse naturali e ad un aumento dell’inquinamento: i gas serra, per esempio, sono raddoppiati dal 1980 ad oggi e hanno contribuito fortemente all’ormai acclarato aumento di almeno un grado della temperatura media terrestre rispetto all’epoca preindustriale. è fondamentale riuscire a proteggere gli ecosistemi naturali, conservare le aree incontaminate del pianeta, contrastare il consumo e il traffico di specie selvatiche, ricostruire gli equilibri degli ecostistemi danneggiati e anche frenare i cambiamenti climatici. Iniziare a ricostruire gli ecosistemi distrutti, che sono la rete di protezione naturale da epidemie e catastrofi, è il primo passo da fare.

 

24.03, PRESIDENTE MATTARELLA: la chiave della «rinascita morale, civile, economica, sociale della nostra Nazione» può essere solo una: «l’unità del popolo italiano».  

 

Il denaro deve avere una moralità e le aziende, quando investono e producono, devono svolgere un ruolo sociale, che tenga conto degli stakeholder, tutti i portatori di interesse, quindi lavoratori, consumatori e ambiente, non solo degli azionisti (shareholder). 

 

«La temperatura alta e l’umidità elevata riducono significativamente la trasmissione del Covid-19», dicono i ricercatori cinesi.: SPERIAMO SIA VERO!

2020  Solidarietà Kenya Onlus