Newsletter Aprile 2017

IL TRAMONTO AFRICANOtra   INFUOCATO DEL 30 APRILE                                    

La newsletter di APRILE vuole dare spazio ai Volontari, che ringrazio, in quanto offre una pluralità d’ informazione:

Emozioni, da Valeria (volontaria marzo ’17): “Avrei un milione di cose da dire, una sensazione dietro l'altra da raccontare, un tema da scrivere dietro ogni sguardo, ogni atto, ogni parola detta o taciuta... È stata la mia prima esperienza come volontaria... non immaginavo che mi sarei riempita così tanto, che avrei provato tutte quelle strette al cuore, che mi sarei sentita così gratificata e appagata per ogni piccola cosa solo all'apparenza insignificante ma invece portatrice di una valenza immensa... Ogni sorriso dipinto su quei volti di bambino avevano su di me un effetto domino... uno tirava l'altro... spesso venivo via dal Tabasamu con la mandibola indolenzita tanto avevo riso e sorriso. Lì dentro mi sono sentita semplicemente felice. I maestri sono persone semplici, cariche di entusiasmo e impegnate per la causa comune della trasmissione di sapere, di educazione e di cultura generale. Il giorno che mi sono prestata per livellare un campo di terra insieme ad alcuni manovalanti ho avuto la netta sensazione che lì nel Centro pulsa un cuore enorme. Tutti eravamo concentrati su quel lavoro... lì dove noi abbiamo piegato la schiena coi rastrelli e le pale in mano sorgeranno una pista di atletica per i bimbi ed un meraviglioso percorso vita. Al Tabasamu mi sono sentita speciale perchè ho trovato persone speciali... i bambini anzitutto... Ringrazio Claudio per aver saputo creare insieme a Marisa un luogo bello e funzionale alla crescita dei ragazzi in mezzo a tanta povertà. E il cuore mi si colma di gioia e soddisfazione al solo pensiero di tornare laggiù... Grazie.”

Riflessioni, da Selenia e Eleonora (volontarie aprile ’17): “La nostra permanenza in Kenya è stata breve, intensa, siamo state lì in punta di piedi, da straniere in una terra sconosciuta..al Tabasamu ogni attività proposta o fatta l'abbiamo condivisa con le insegnati, e realizzata con gli alunni, insieme quindi, senza fare niente di già impacchettato. Fare del volontariato in un paese straniero è una formula di viaggio diversa e forse non è mai puro altruismo, incondizionato, c'è sempre un bisogno personale dietro, un motivo dell'Io per motivarlo, in questo caso la curiosità e un bisogno autentico di contatto con l'altro, il volontariato è una forma di turismo, solidale appunto, che ci ha permesso di vedere da vicino, di far parte di una realtà diversa, entrare in contatto, attraverso il tempo, gli occhi, le mani, la condivisione di giochi e momenti. Senza questa occasione e possibilità, non avremmo mai avuto un assaggio della quotidianità che si vive in quella parte di mondo, non basta guardarla dal finestrino e dire che laggiù vivono in capanne senza luce né acqua. Non è un lavoro a gratis, come spesso viene definito, piuttosto è dedicare del tempo alla conoscenza, alla scoperta dell'altro, e non solo a livello intellettuale, ma globale. Senza nessuna pretesa di ostentare una conoscenza matura e profonda della realtà che abbiamo visto, impossibile, per il breve periodo di permanenza, ci piace pensare che se non avessimo scelto il volontariato non avremmo visto da vicino come si svolge la vita in una scuola del Kenya, cosa i bambini imparano in classe, quali sono le priorità della didattica, come giocano nelle pause, come mangiano a mensa, come svolgono una recita di fine trimestre, come si sorprendono a vedere i nei della pelle e le vene sulle braccia, partecipare ai giochi di gruppo e vedere i loro occhi brillare di entusiasmo nel partecipare a delle attività fatte insieme. Il volontario non solo osserva, ma partecipa, prende parte, infatti la nostra breve esperienza è stata un incrocio di mani, di sguardi, di sorrisi e giochi, parole in lingue straniere, è stato un incontro, cioè un 'trovarsi di fronte' all'altro, ed è stato reciproco”.

Pensieri, da Massimo (volontario gennaio e febbraio ’17): “Le prime volte che andavo in Kenya, mi sembrava di fare qualcosa d’importante, cercavo comunque di abbassare l'intensità del mio ego che mi sussurrava: "come sei bravo",ed io volevo zittirlo perché ero conscio che non stavo facendo niente di speciale, ma cercavo solo di dare una mano a delle persone che avevano rinunciato a una vita comoda e agiata per andare verso l'imprevedibile, l'ignoto, il non conosciuto. Purtroppo dobbiamo sempre dare un obiettivo a quello che facciamo, ci hanno insegnato a fare così e siamo vittime tutti i giorni del nostro ego che ci governa, da quando ci alziamo finché non andiamo a dormire. Quando ho conosciuto Marisa e Claudio, sono rimasto affascinato da queste due persone che avevano una luce particolare attorno a loro e non dicevano mai noi noi noi, ma parlavano solo del fare, dell'aiutare, del risolvere. Alla fine non c'era nessun regalo in arrivo, solo tanto lavoro tutti i giorni, senza pause. In Africa non ci sono trofei da conquistare, quello che facciamo è quasi dovuto, per loro noi siamo bianchi, ricchi, fortunati e dobbiamo aiutare loro che sono stati meno fortunati e non hanno niente. Noi corriamo sempre, ci diamo degli obiettivi e cerchiamo di raggiungerli ad ogni costo altrimenti ci sentiamo infelici. Qui in Kenya prima di tutto ci sono i bisogni primari: mangiare e avere un tetto dove dormire. Nessuno ti ringrazia per quello che fai, bisogna imparare a dare senza contropartite, non c'è il realizzarsi, non c'è il portare a casa qualcosa, non hai niente da raccontare agli amici, perché quello che vedi e che ti colpisce, ti svuota completamente dentro e ti fa sentire piccolo e nudo, ma ritrovi te stesso, questo si che è vero e c'è. I bambini sono persone reali, ci sono e anche loro non ti dicono grazie, ma non è necessario, perché da come ti guardano, da come ballano e cantano per te, si stabilisce subito qualcosa che è diretto, non razionale. Loro sono lì e ti danno tutto quello che hanno, senza calcoli. L'Africa non è semplice da capire,a prima vista sembra tutto molto banale ma non è così. Siamo sempre pronti a stilare giudizi ed essere soddisfatti di aver capito tutto a prima vista e dare già la nostra scala di valori, subito pronti a dispensare consigli e spiegare la strada più veloce per arrivare all'obiettivo. In Africa non funziona così, da occidentale come ti muovi sbagli. Qui ci sono delle regole ancestrali non scritte,ma tutto è sotto controllo e cambia velocemente. Il nostro angolo di prospettiva è spesso sbagliato, ci si deve rapportare in modo completamente diverso. Manteniamo un basso profilo e cerchiamo di rispettare e soprattutto di capire come dare una mano senza fare danni. Impariamo a non giudicare, a non tirare le somme, a non essere presuntuosi perché altrimenti non abbiamo capito nulla, anche perché non c'é niente da capire. Diamo la nostra disponibilità con umiltà e spirito fraterno, soprattutto impariamo a dare senza contropartite, contenendo l’egoismo insito in tutti noi.”

PAPA FRANCESCO:Il mondo oggi preferisce l’egoismo all’amore e Dio è per noi fonte di speranza

Una notizia importante riguarda la strada sterrata che dal Sabaki Bridge conduce a Marafa e che per circa 15 km. percorriamo per raggiungere il Tabasamu Centre: sono iniziati i lavori (già da marzo) con la formazione di nuove canalizzazioni delle acque meteoriche, ma soprattutto abbiamo avuto conferma (dall’ingegnere responsabile dei lavori) che la nostra recinzione non verrà toccata dall’allargamento stradale previsto e che lo smaltimento delle acque piovane stradali verranno deviate e non produrranno più inondazioni nel nostro terreno, nel corso della stagione delle grandi piogge.

Sabato 01 Cena solidale all’Oratorio di Uboldo, grazie alla disponibilità di Don Angelo, all’impegno di Fiorella e alla partecipazione di oltre 100 persone. Grazie!!!

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Allestimento di S.K.O.                       I partecipanti-commensali di tutte le età Fiorella al lavoro

Sabato 01 nel corso della cena solidale organizzata da Silvia G. (Presidente di Mattia Riva Onlus e mamma di Macho), insieme con Giuliana V. Presidente del gruppo di Naviganti del Centro Lago di Como, Marilisa D., il Dott. Marco B., , Maria I., il Dott. Marco B. Presidente di “Noi e Marcellino”, il Dott. Paolo Dal B. della Fondazione Gaber, hanno contribuito per una donazione alla nostra “mascotte” Nema, Grazie!!!

Lunedì 04 sono state ritirate le 350 magliette del Tabasamu Centre con la scritta e il logo; ora rimane solo il trasporto in Kenya.

Venerdì 07 chiusura del 1° trimestre scolastico, con S. Messa celebrata dal Parish Father Robert, show dei bimbi, consegna regali ai meritevoli di ogni classe e per finire il pranzo per tutti. Marisa (immagine a muro) partecipa ai ns. eventi e ci protegge.

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Le danze nel corso della S. Messa                              Uno degli show dei bimbi                      Sketch dei bimbi  

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Un altro show dei bimbi                                                          La nostra ètoile          La consegna dei doni ai meritevoli

La permanenza di Selenia ed Eleonora è stata caratterizzata da un volontariato di natura “didattica”, con il coinvolgimento dei nostri alunni, oltre che di giochi di gruppo, valorizzando la fantasia e la creatività.

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                                          Giochi di gruppo organizzati dalle volontarie Selenia e Eleonora

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                                I lavori didattici eseguiti dalle volontarie Selenia e Eleonora, insieme con i bambini

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Riunione con le maestre nursery per programma lavori didattici     I lavori in classe 4°                       La merenda offerta

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Selenia (psicologa) e Eleonora (diplomata al liceo artistico) hanno partecipato gli alunni ai decori delle pareti di classe

È venuto a trovarci Emmanuel e grazie a Nicola abbiamo potuto pagare il saldo delle spese scolastiche. Grazie!!! Lunedì 10 visita al cantiere della maternità del Dr. Nelson K. (nostro consulente medico) con indicazioni per le rifiniture; si sono gettate le basi per estendere la collaborazione di Sister Justina, anche in questo reparto, in qualità di assistente al parto.

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I soffitti in legno                     I telai delle porte e finestre              La fossa biologica e pozzo p.   La gronda del tetto

Venerdì 14 finita l’aratura di ben 4,5 acri (incrementata la superficie) per la coltivazione a mais e verdure; seminato tra il 18 e 21:

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Sabato 15 Claudio ha portato il food a Nema e alla sua famiglia (come ha fatto prima di Natale), con gli auguri pasquali.

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Il food pasquale donato alla famiglia di Nema.     Marisa con in braccio King (fratellino di Nema) nel 2014 ed ora a 3 anni

Come all’opening della nuova Chiesa (26 novembre 2016) il Vescovo ha celebrato la Cresima, così a Pasqua 2017 il Parroco ha celebrato il Battesimo (tra cui 7 nostri studenti): il catechismo delle suore ha prodotto i suoi frutti …

Mercoledì 26 finalmente siamo riusciti a ritirare, dopo lungaggini burocratiche, 8 pacchi spediti dall’Italia: 6 dell’I.S.V. e 2 di Fondazione R. (parte di materiale regalato a Natale). Avendo costituito un pagamento non indifferente in tasse d’importazione e VAT, abbiamo fatto partire la procedura di esenzione, per i prossimi invii. Grazie !!!

Vestiti dalla Scuola S. Vincenzo di Erba Scarpe calcio, magliette, palle tennis, attrezzi vari dalla Fondaz.

 

Il livellamento del terreno (dopo il rialzo delle quote) sta volgendo al termine, proprio a ridosso delle grandi piogge (che avranno l’effetto di assestare il terreno). Grazie ad un’ottimizzazione degli spazi a disposizione, in previsione della donazione prevista di Valeria di materiale per il gioco del tennis (racchette, palline e rete) e raccolta fondi del Centro Sportivo di Linate, abbiamo considerato la possibilità di aggiungere un campo da tennis tra il Tabasamu Hall e la recinzione strada, vicino alla pista atletica:

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Per la Festa della mamma, la fotografa Laura B. ha organizzato un bellissimo evento:

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"Fotografa piccoli attimi, i più belli della vostra vita di mamme, ma per realizzare le fotografie cerca di creare anche situazioni di magia tra la mamma e il suo bambino. La sessione fotografica non è fatta di flash e pose, ma di istanti vissuti insieme, che siano in un prato o sul divano accanto alla grande finestra dello studio. Crea momenti d’intimità e cattura discretamente la magia dell’amore materno. I giorni dello shooting: 20-21-22 Maggio. Orario (da definire con la fotografa) tra le 16:30 e le 19:30. Posti disponibili in tot 8/10. Come prenotarsi: contattare Laura Benaglia tramite e-mail scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , dopo aver definito l'orario e il giorno, fate l'offerta di un minimo di 80,00 € sul conto: Solidarietà Kenya Onlus IBAN: IT 90 C 03111 51270 000000000156. Causale: "Love you mom".

È nata una nuova collaborazione con un Centro Sportivo milanese, grazie alla volontaria VALERIA:

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                                                           TI PREGO, NON SCORDARE:

                                  DONA IL 5x1000 ALL’ASSOCIAZIONE “SOLIDARIETA’ KENYA ONLUS”: C.F. 91019810133. NUOVO IBAN PER BONIFICI BANCARI A S.K.O. DAL 20 FEBBRAIO 2017 : IT90C0311151270000000000156

VI ASPETTIAMO TUTTI A CESANA BRIANZA (LC) VENERDI 19 MAGGIO ALLE ORE 20,30

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LE INFORMAZIONI CULTURALI SONO LA NOSTRA FILOSOFIA SOLIDALE 1.Nell’intervista del 1° aprile al Cardinale Scola di Milano, Aldo Cazzullo (Corriere), ha tra l’altro, chiesto: Lei ha sempre esaltato il «meticciato». I migranti ora sono troppi? «L’immigrazione fa paura perché mette in discussione il nostro stile di vita. Non è un’emergenza; è un fenomeno che durerà decenni. L’Europa doveva fare una sorta di piano Marshall e non l’ha fatto. La Chiesa non può chiudere gli occhi. Offre il primo abbraccio. La forza generosa di Milano può individuare strade paradigmatiche per l’Italia e per l’Europa». Ad esempio? «Parecchi ragazzi musulmani già frequentano gli oratori. Lì sono aiutati a praticare la loro religione, a dire le loro preghiere, a mangiare i loro cibi, restando insieme ai ragazzi cristiani». 2.«Si tratta di integrare i diversi popoli della terra. Il dovere di solidarietà ci obbliga a cercare giuste modalità di condivisione, perché non vi sia quella drammatica sperequazione tra chi ha troppo e chi non ha niente, tra chi scarta e chi è scartato. Solo la strada dell’integrazione tra i popoli consente all’umanità un futuro di pace e di speranza». Sono passati cinquant’anni dalla pubblicazione della Populorum Progressio e la riflessione di Papa Francesco sull’enciclica sociale di Paolo VI mostra il legame tra il pontefice argentino e il pensiero di Montini. 3.Koert van Mensvoort, 42 anni, olandese, designer, artista ma anche filosofo amante di Leonardo da Vinci. Ideatore della tesi che la tecnologia è ormai un elemento organico delle nostre vite. Il 5 aprile, è salito in cattedra al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, per spiegare la sua Next Nature Vision: «Per troppo tempo abbiamo vissuto considerando la tecnologia controllabile e la natura imprevedibile. Ecco perché le nostre città sono insostenibili. Solo accettando la loro totale coesistenza si può davvero progredire». 4.Figli badanti: un milione ad assistere i genitori. Il loro numero è destinato a crescere perché viviamo più a lungo e invecchiamo male. Figli che prendono un pezzo della loro vita e lo regalano ai genitori ormai anziani. Come si faceva una volta, quando i vecchietti in casa erano la regola e nessuno la metteva in discussione. Le stime dicono che sono un numero simile a quello delle badanti di professione, tra regolari e in nero. La vita media si sta allungando, ormai in Europa siamo secondi soli alla Spagna. La domanda è: per quanti anni possiamo vivere senza l’aiuto degli altri una volta superati i 65 anni? Viviamo di più, e di questo siamo contenti, ma invecchiamo peggio, e di questo non ci occupiamo abbastanza. Il risultato è che aumentano le persone da assistere. Solo i malati di Alzheimer superano ormai in Italia i 600 mila. Mentre sono sempre meno le famiglie che riescono a permettersi una badante fissa, soprattutto se in regola. Quasi nulla può essere scaricato dalle tasse a differenza di quello che avviene in altri Paesi. Senza una buona pensione o un ottimo stipendio non è facile far quadrare i conti. Con il lavoro che va come va, sono molti i figli che il badante lo fanno non solo per scelta, ma anche per necessità: incassano quell’indennità di accompagnamento, poco più di 500 euro al mese, che si perde in caso di ricovero in un istituto. Non è solo una storia di amore, non è solo un cerchio che si chiude. A volte è anche una questione di sopravvivenza! … non siamo messi bene! … in attesa che venga il mio turno, spero il più lontano possibile, mi auguro sarà un robot ad accudirmi, lasciando liberi i figli … 5.La felicità, quel perfetto equilibrio tra affetti e lavoro, tra obblighi e doveri, è oggi elusiva come non mai. Per combattere l’insoddisfazione guardiamo altrove: in Svezia la felicità è targata lagom (si pronuncia lar-gum). Equilibrio, moderazione, armonia. Nulla di troppo: una massima che era già al centro della filosofia greca, nel sesto secolo avanti Cristo. La moderazione è il concetto centrale: dal lavoro si stacca alle cinque perché è importante dedicarsi alla famiglia, agli amici e ai propri interessi, a tavola ci si controlla, si mangiano prodotti stagionali e ci si limita al necessario. Niente sprechi, niente eccessi. Risparmiare dove si può … alla fine mi ci ritrovo: in Africa vige l’essenzialità, cui mi sono abituato. Se non fosse per il dolore di Marisa che mi porto appresso, direi che l’impegno giornaliero di fare del bene, paga molto più di qualsiasi altro lavoro (remunerato con denaro). Mi sto predisponendo a superare uno scoglio mentale, grazie alla determinazione nella ricerca di un futuro certo al Tabasamu Centre, per amore in Marisa: il Tabasamu Centre, in cui è prevedibile il completamento dello sviluppo nel breve periodo, ha bisogno di avere un futuro generazionale … 6.Spazio alle donne nella chiesa: Nella «Via Crucis» di venerdì 14.04 al Colosseo si è sentita per intero l’audacia femminile dell’autrice, la biblista francese Anne Marie Pelletier (teologa, docente di Bibbia a Parigi), che ha scritto una delle meditazioni su richiesta di Papa Francesco. In diversi passaggi si avvertiva il coraggio di questa studiosa che da decenni rivendica un ruolo di maggiore visibilità per le donne nella Chiesa e conduce questa battaglia nella convinzione che un ruolo forte le donne cristiane in realtà l’hanno sempre avuto, a partire dai giorni e dalle ore della Passione di Cristo com’è raccontata nei Vangeli. Benché le sia stato assegnato nel 2014 il Premio Ratzinger, che è una specie di Nobel della teologia cattolica, ed è l’unica donna ad averlo avuto fino a oggi, il mondo dei nostalgici la tiene sotto tiro. Lei del resto non nasconde l’intenzione di contribuire a uno svecchiamento della Chiesa sul versante femminile: «Oggi – afferma con decisione – un certo numero di donne prende le distanze dall’istituzione ecclesiale che ritiene poco riconoscente per l’enorme lavoro svolto dalle donne». Al termine della Via Crucis Papa Francesco ha lanciato un grido di dolore, ma oltre che di vergogna, la preghiera del Papa ha parlato anche di speranza e di cuori pieni, rivolgendosi a Dio: “La speranza fiduciosa che tu non ci tratti secondo i nostri meriti, ma solo secondo l’abbondanza della tua Misericordia; che i nostri tradimenti non fanno venir meno l’immensità del tuo amore; che il tuo cuore non ci dimentica per la durezza delle nostre viscere”. 7.La lettura del libro dal titolo “ULTIME CONVERSAZIONI”, a cura di Peter Seewald, mi ha permesso di conoscere meglio il Papa emerito Benedetto XVI nel suo 90° anniversario (nasce a Marktl, in Baviera, il 16 aprile 1927), rivalutandone l’aspetto privato dell’uomo, sin’ora da me considerato secondario rispetto a quello teologico. Interessante il testo che è stato scritto dal papa emerito nel monastero Mater Ecclesiae, datato 11.07.15, che tra l’altro dice: “Negli anni successivi al Concilio Vaticano II sono nuovamente divenuto consapevole della priorità di Dio e della liturgia divina. Il malinteso della riforma liturgica che si è ampiamente diffuso nella Chiesa cattolica portò al mettere sempre più in primo piano l’aspetto dell’istruzione e della propria attività e creatività. Il fare degli uomini fece quasi dimenticare la presenza di Dio. In una tale situazione divenne sempre più chiaro che l’esistenza della Chiesa vive della giusta celebrazione della liturgia e che la Chiesa è in pericolo quando il primato di Dio non appare più nella liturgia e così nella vita. La causa più profonda della crisi che ha sconvolto la Chiesa risiede nell’oscuramento della priorità di Dio nella liturgia. Tutto questo mi portò a dedicarmi al tema della liturgia più ampiamente che in passato perché sapevo che il vero rinnovamento della liturgia è una condizione fondamentale per il rinnovamento della Chiesa. Sulla base di questa convinzione sono nati gli studi che sono raccolti nel volume 11 della Opera omnia. Ma al fondo, pur con tutte le differenze, l’essenza della liturgia in Oriente e Occidente è unica e la medesima. E così spero che questo libro possa aiutare anche i cristiani di Russia a comprendere in modo nuovo e meglio il grande regalo che ci è donato nella Santa Liturgia”. Joseph Ratzinger compie novant’anni, proprio nel giorno di Pasqua. Per una combinazione assai rara, quest’anno la data della Pasqua è la stessa per cattolici e ortodossi. Nel testo scritto dal Papa emerito per l’edizione russa del volume sulla liturgia, si vede la coerenza profonda del suo pensiero: la preoccupazione per un mondo nel quale «la cosa di Dio non sembra mai essere urgente», per la Chiesa che «è in pericolo quando il primato di Dio non appare più nella liturgia e così nella vita». 8. Massimo Camisasca vescovo di Reggio Emilia ha scritto ad Aldo Cazzullo in relazione ad alcune interviste pubblicate sul Corriere, in cui aveva chiesto: «Secondo lei c’è una vita oltre la morte?». Per me, come uomo, prima ancora che come prete e vescovo, la domanda è di una rilevanza fondamentale, soprattutto per il peso diverso che assumono, nell’uno e nell’altro caso, gli atti e le opere della nostra vita presente. Se tutto finisce, chi riscatterà l’enorme ingiustizia di una vita durata pochi giorni o passata nella malattia? Se la morte biologica non è la fine, anche il presente si illumina, diventa più operoso, più pacato, più aperto all’ascolto. Siamo a Pasqua: la Risurrezione di Gesù non è la rianimazione di un corpo. È una vita nuova, che non finisce. Che Gesù sia vivo lo si può notare in tanti che vivono di Lui e per Lui e per i fratelli, in tanti martiri, molto numerosi nel nostro tempo, che muoiono non per uccidere ma perché sanno che c’è una vita oltre la morte. Ci sono segni del desiderio di ogni uomo di «restare»: attraverso i figli, gli affetti, le proprie opere. Non vale la pena scommettere, come diceva Pascal, che non finiamo nel nulla? L’editorialista ha risposto: “Pasqua è la più mistica delle feste cristiane, mette di fronte al pensiero più rimosso del nostro tempo, la morte, e il timore che finisca tutto qui. La grande maggioranza delle persone cui ho rivolto quella domanda ha risposto di sì, che crede ci sia qualcosa, dopo. Anche vecchi comunisti ne sono convinti. Un artista come Andrea Bocelli sostiene di esserne sicuro e porta questo argomento: se vediamo un palazzo sappiamo che è esistito un costruttore; come può non avere un costruttore una cosa infinitamente più complessa come l’universo? Molti uomini di chiesa sono ricorsi a metafore. Il cardinal Caffarra ha paragonato la nostra vita alla scalata di una piramide: salendo si vede una sola faccia; in cima la vita apparirà nella sua piena dimensione. Il cardinale Ruini è arrivato alla conclusione che dimostrare razionalmente la vita ultraterrena sia impossibile. Arriva sempre per tutti la linea di frattura in cui la ragione si interrompe e si può proseguire solo con la fede, o con la speranza”. 9. Edoardo Nesi (affermato scrittore che ha vinto anche lo Strega) e Guido Maria Brera (manager della finanza, gestisce patrimoni) hanno scritto un libro a quattro mani, Tutto è in frantumi e danza (è stato presentato a Milano-Rho il 23.04). Osserva Dario Di Vico (editorialista del Corriere): un dialogo fittissimo intriso di nostalgia e di pessimismo che può essere sintetizzato con questo refrain: «Ricordi quando vivevi nel migliore dei mondi possibili, e non te ne accorgevi neanche?». La globalizzazione dunque si è mangiata il mondo, ha azzerato le speranze e all’Età dell’oro dello sviluppo e della crescita, dell’umanesimo e della bellezza ha sostituito la dittatura degli algoritmi. Così appunto «tutto è in frantumi e danza» come cantò Jim Morrison. 10.Ha scritto Maurizio Ferrara sul Corriere.it il 24.04: Non raggiunge i picchi di «globalizzazione» o «società postindustriale», che con i loro milioni di citazioni Internet, solo in italiano, stracciano ogni concorrente. Ma il termine «società liquida» di Zygmunt Bauman (uno degli ultimi eredi della teoria critica novecentesca) ha un impact factor di tutto rispetto: mezzo milione di riferimenti sul web e una voce dedicata nel vocabolario online della Treccani. La società liquida è quella in cui viviamo oggi, caratterizzata da flessibilità e individualismo. Gli schemi di comportamento ordinati e «solidi» del passato (lavoro regolare, matrimonio indissolubile, morigeratezza dei costumi e così via) non svolgono più il ruolo di ancore sociali. Il mondo della vita personale ha perduto sicurezza, guadagnando in autonomia. Ma la liquidità senza certezze sta anche portando a un indecifrabile caos. Per Bauman la società liquida è il compimento di tendenze già insite nella prima modernità. «Tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria», si legge nel Manifesto di Marx e Engels del 1848. Essi non immaginavano però che, invece di sconfiggerlo, la liquidità avrebbe dato nuova linfa al capitalismo, rendendolo globale. E che il nuovo vento avrebbe trasformato i valori, come lamentava James Joyce, in semplici e mutevoli «grida per la strada». Secondo Bauman, per trovare nuovi equilibri nella liquidità ci vorrà molto tempo. Ai giovani vanno date nuove opportunità e certezze. Ma essi devono accettare la flessibilità, con il suo continuo alternarsi di soddisfazioni e delusioni. 11. Ghana, Kenya e Malawi: sono i tre Paesi africani scelti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per il primo test sul campo del vaccino contro la malaria, che inizierà nel 2018 e coinvolgerà 750mila bambini tra 5 e 17 mesi di vita. I singoli Stati potranno decidere in quali aree concentrare gli sforzi. L’annuncio, della stessa Oms, in occasione del World Malaria Day che si celebra il 25 aprile. Il vaccino verrà dato in quattro dosi, una volta al mese per i primi tre mesi e poi una quarta iniezione dopo un anno e mezzo. Il vaccino si chiama RTS,S (o Mosquirix), sviluppato dalla GlaxoSmithKline dopo tre decenni di studi: nel 2015 è stato approvato dalle Autorità regolatorie europee a luglio e raccomandato dall’Oms a gennaio 2016 per l’Africa Sub-Sahariana (dove si verifica il 90% dei contagi). Allena il sistema immunitario ad attaccare il parassita della malaria diffuso dalle punture di zanzara: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità potrebbe salvare decine di migliaia di vite, evitando quasi 4 casi di malaria su 10. L’Organizzazione Mondiale della Sanità auspica di sconfiggere la malaria entro il 2040, ma ad oggi si verificano alcuni casi anche nel Sud-Est asiatico, in America Latina e in Medio Oriente. 12.Papa Francesco è apparso a sorpresa a una conferenza Ted a Vancouver, in Canada il 26.04, chiedendo ai leader mondiali di «comportarsi con umiltà» e augurandosi che l’innovazione tecnologica non aumenti il divario fra le persone. «Più sei potente, più le tue azioni avranno un impatto sulle persone, più devi comportarti con umiltà», afferma il Pontefice nel video di 18 minuti, registrato in Vaticano e trasmesso al pubblico canadese. «Se così non fosse, invece, il potere ti rovinerà e tu rovinerai gli altri». La cultura dello spreco Parlando in italiano con sottotitoli in inglese, Francesco ha ribadito inoltre la richiesta di non ignorare la situazione dei migranti, dei poveri e delle altre persone vulnerabili, e ha chiesto aiuto per superare la cultura dello spreco che tocca non solo il cibo, ma anche gli esseri umani messi da parte da sistemi economici che si appoggiano sempre più sull’automazione. «Sarebbe bello», ha concluso, «se la crescita dell’innovazione scientifica e tecnologica andasse avanti con maggiore uguaglianza e inclusione sociale» 13. Venerdì 28.04, nella sua prima giornata al Cairo, Papa Francesco ha invocato una «alleanza» di tutte le religioni contro il fanatismo omicida, mentre il giorno seguente all’«Air Defence Stadium», ha incentrato l’omelia sull’autenticità del sentimento religioso: «La vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri con la stessa forza e lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri» e inoltre: «non serve riempire i luoghi di culto se i nostri cuori sono svuotati del timore di Dio e della Sua presenza; non serve pregare se la nostra preghiera rivolta a Dio non si trasforma in amore rivolto al fratello; non serve tanta religiosità se non è animata da tanta fede e da tanta carità; non serve curare l’apparenza, perché Dio guarda l’anima e il cuore e detesta l’ipocrisia», dunque: «Meglio non credenti che credenti ipocriti . L’unico estremismo è la carità».

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