testimonianza di Giulia C. da Treviso e Riccardo B. da Venezia

Giulia C. da Treviso: Quella al Tabasamu è stata la mia prima esperienza di volontariato in un Paese diverso dall'Italia, in un contesto così povero e tanto differente rispetto alla realtà in cui sono cresciuta.

Quando ho deciso di partire per il Kenya non avevo idea di cosa aspettarmi e, soprattutto, se ne sarei stata all'altezza, anche se da tanto tempo sentivo la voglia – diciamo pure la necessità – di fare un'esperienza di questo tipo. Ho conosciuto Solidarietà Kenya Onlus grazie al collega Nicola.

Ricordo ancora quando, a Firenze, per la prima volta abbiamo parlato di persona dell'Associazione e del Tabasamu: i suoi occhi brillavano quando mi raccontava cos'era riuscito a fare Claudio in uno sperduto paesino rurale vicino a Malindi. Già da lì avevo capito che l'esperienza che avrei fatto in Kenya avrebbe superato le mie aspettative sotto tutti i punti di vista.

Nonostante ciò, il 4 agosto sono partita con il mio fidanzato un po' spaventata per quello che avrei potuto trovare. A onor del vero, il viaggio in auto dall'aeroporto di Mombasa al Royal Tulia (passando per la periferia della città) ha accentuato quel senso di irrequietudine: era il mio primo approccio con l'Africa, realtà incredibile e diversa da tutto quello che avrei mai potuto immaginare.

I miei timori sono svaniti non appena abbiamo attraversato il cancello del Royal Tulia, sostituiti dallo stupore e la meraviglia per quel piccolo angolo di paradiso, ma soprattutto dall'entusiasmo che traspariva dal sorriso buono di Claudio che ci ha subito fatto sentire a casa nostra. Quel pomeriggio abbiamo visitato per la prima volta il Tabasamu. Nel tragitto in auto ho finalmente avuto la reale percezione del livello di povertà delle comunità rurali dell'entroterra. Ma di quel primo viaggio non potrò mai dimenticare la sensazione di tenerezza che ho provato quando ho visto i primi gruppetti di bimbi uscire da capanne, colline o da chissà dove e correre verso di noi per salutarci con un “jumbo” o con un “ciao”... La gioia e la dolcezza con cui quei bambini ci davano il benvenuto è forse il ricordo più bello che ho dell'Africa e che conserverò per sempre nel cuore.

Quel primo giorno era di sabato, quindi la maggior parte dei bambini (anche di quelli impegnati nella “summer school” agostina) non si trovava a scuola. Il centro era quasi deserto ma abbiamo avuto lo stesso la possibilità di conoscere Sidi, che ho stimato da subito per la sua serietà e dedizione al progetto di Claudio e Marisa. Claudio ci ha mostrato tutto il lavoro svolto in questi anni e ci ha parlato dei progetti in serbo per il Tabasamu. Una volta tornati a casa (e nei giorni seguenti) ci ha raccontato pian piano, in punta di piedi, la sua storia e ci ha parlato di Marisa, tanto che ho avuto in molti momenti la sensazione di conoscerla.

Marisa è il Tabasamu e tutto lì parla di lei. Una donna con una forza d'animo come la sua non può non lasciare il segno nella vita delle persone, anche di quelle che non l'hanno conosciuta.

Claudio invece, come ho potuto apprendere nelle lunghe chiacchierate dopo cena o di fronte al tè del pomeriggio, è letteralmente una forza della natura. Quello che è riuscito a realizzare a Kaembeni – dove anche acquistare dei mattoni per costruire un inceneritore diventa un'impresa per nulla scontata – ha dell'incredibile ed è davvero emozionante vedere come la sua mente (sempre attiva) elabora ogni giorno un progetto nuovo che diventa più che altro una sfida. Il suo impegno e la passione per quello che fa – che sicuramente lo contraddistinguevano anche quando svolgeva la professione di architetto – sono diventati per me un esempio da seguire nello svolgimento del mio lavoro.

Per quanto riguarda la vera e propria attività di volontariato nel Tabasamu, devo purtroppo ammettere che la mia timidezza e le mie paure mi hanno un po' impedito di instaurare da subito un rapporto giocoso con gli alunni che frequentavano la scuola in questo periodo di vacanza. Mi sono avvicinata a loro pian piano, prima osservandoli mentre giocavano e poi approcciandomi a loro con le poche frasi in swahili che nel frattempo avevo cercato di imparare tramite google translator. Non vi dico l'ilarità che ingenerava la mia pronuncia! Per fortuna è stato un pretesto per sciogliere il ghiaccio e iniziare a instaurare un rapporto con loro.

Due episodi mi fanno ancora sorridere.

Il primo giorno al Centro, quando ancora me ne stavo impacciata in disparte, ho notato un gruppetto di bambine un po' più grandi delle altre che mi osservavano e ridevano tra loro. Mi sono avvicinata incuriosita e loro mi hanno spiegato, un po' in inglese e un po' a gesti, che trovavano il mio busto molto minuto rispetto ai loro standard. Per farle un po' ridere ho detto loro che sì, il mio busto è molto piccolo ma i miei fianchi invece sono larghi perché mangio un po' troppo! E loro, stupite, mi hanno chiesto se mangio tanto riso, dato che per loro è l'alimento più prelibato. Ho dovuto spiegare loro che non è per colpa del riso se i miei fianchi sono un po' larghi, bensì delle “peremende” (termine che usano i bambini per indicare le caramelle). Hanno riso come matte.

In un'altra occasione, alcuni bambini mi hanno chiesto perché la mia testa fosse tanto piccola. Premetto che quando andavo al Tabasamu portavo i capelli raccolti per maggiore comodità. Ho spiegato loro che si trattava di un'acconciatura e mi sono sciolta i capelli per dimostrarglielo... Non dimenticherò mai gli occhi sgranati dei bambini e, soprattutto, delle bambine quando hanno visto i miei capelli sciolti, lunghi, lisci e con qualche sfumatura bionda.

Purtroppo però non ho potuto insegnare agli alunni della scuola nulla di concreto perché non pratico sport di squadra né attività artistiche. Questo mi ha fatto inizialmente sentire un po' in colpa perché avevo la sensazione di non poter dare alcun apporto concreto al Tabasamu a parte la mia presenza fisica. Peraltro, la difficoltà che inizialmente ho sperimentato nell'interagire con i bambini mi faceva sentire inadeguata. Fortunatamente Claudio, dall'alto della sua esperienza, è riuscito a creare un ruolo adatto a me e al mio fidanzato. L'occasione è sorta il giorno del voto per il nuovo Presidente del Kenya, in cui Claudio ha ritenuto più prudente non muoversi dal Royal Tulia. Abbiamo occupato il tempo preparando dei “manila” (pannelli didattici da appendere nelle aule). Una volta portati al Tabasamu il giorno seguente, gli insegnanti entusiasti ci hanno chiesto altri cartelloni. Passavamo le serate a disegnare e a colorare, anche con l'ausilio della mano professionale di Claudio, e ciò ci ha fatti sentire utili e ha permesso anche a noi di contribuire nel nostro piccolo allo sviluppo del Tabasamu.

Il pannello didattico che in assoluto ha riscosso maggior successo è stato quello relativo agli animali della Savana, con i nomi in inglese e in swahili. La più grande gioia provata in Africa è stata senza alcun dubbio vedere lo sguardo di stupore e ammirazione dei bambini quando abbiamo mostrato il cartellone al Tabasamu.

Non avrei mai pensato di vivere emozioni tanto forti.

Non avrei mai pensato di affezionarmi tanto ad un luogo in cui sono rimasta solo una manciata di giorni.

Non avrei mai pensato di sentire così tanto la mancanza del Tabasamu, delle persone che ho conosciuto lì, di Claudio e dell'Africa una volta tornata a casa.

Ma, dato che tutto l'inaspettato invece si è realizzato, sono qui che fantastico sulla prossima volta che tornerò e pianifico il viaggio per la prossima estate.

Grazie Claudio per tutto quello che fai. I tuoi sacrifici non sono solo per i bambini e la comunità di Kaembeni, ma anche per noi volontari che al Tabasamu abbiamo lasciato un pezzetto di cuore e che vogliamo vederlo crescere sempre di più.

 


RICCARDO B. da Venezia: Pili pili in lingua swahili significa peperoncino e si riferisce in gergo culinario a un aroma piccante. E' un termine che riguarda la percezione del gusto ma a mio dire può riferirsi a molti altri aspetti sensoriali del Kenya, come gli odori e i colori accesi tipici delle tradizioni dei popoli equatoriali.

Lo stesso spirito delle persone, generalmente aperto e cordiale può farsi frizzante laddove non siano rispettate la cultura e la tradizione locale. Se una prima impressione dopo l'arrivo a Mombasa può essere di timore e propria inadeguatezza, con la giusta prudenza e seguendo i consigli di Claudio la bellezza del paesaggio e dei bambini riempiono il cuore e fanno sentire quel mal d'Africa di cui tanto si sente parlare. In particolare, la mia compagna ed io abbiamo sperimentato la nuova formula Royal Tulia Home: la casa ospita solo volontari del Tabasamu e la gestione è meno sfarzosa di quella che con un semplice sguardo attorno si capisce essere stata ai tempi del resort, a favore di un maggior calore domestico e di una visione coerente con la centralità piena del Tabasamu Center.

Di Claudio mi hanno colpito lo spessore morale e il grande altruismo, la forte capacità empatica e la sensibilità fuori dal comune verso i problemi delle persone che incontra, la lucidità di pensiero, la prontezza mentale e la dedizione professionale in tutto ciò che fa (a partire dalla pianificazione e costruzione di nuovi edifici a uso scolastico e a servizio in generale della popolazione, sino al coordinamento dei docenti del centro prestando interesse alle esigenze di ognuno): in particolare ho visto procedere nell'arco di una settimana i lavori di realizzazione dell'inceneritore a servizio del nuovo reparto maternità, da lui quotidianamente seguiti con l'ausilio del fundi – imprenditore edile tuttofare – Alì. Neanche a dirlo ma queste doti cedono il passo al suo grande cuore, marcia in più che la moglie Marisa ha saputo trasmettere e ispirare facendone di fatto una missione.

La stima e l'affetto che provo per lui si eguagliano per intensità.

Della scuola (o meglio del centro, dato che mira a essere un punto di riferimento della popolazione e per la popolazione di Kaembeni) risalta la maestria nella costruzione, la funzionalità e al contempo l'essenzialità, essendo tutto proporzionato allo scopo senza sprechi né auto-osannazioni. Limitando la mia esperienza al periodo estivo ho constatato che i bambini e le bambine dei dintorni accedono liberamente al centro e alle sue strutture sportive, giocando tra loro a calcio, volley e basket e sfoggiando sorrisoni accecanti: questa è tra le più grandi soddisfazioni, meglio non descrivibile a parole, peraltro coincidente col significato del nome del centro del sorriso voluto da Marisa.

Il sorriso felice dei bambini che giocano al Tabasamu è il più bel ricordo che porto con me del Kenya, e significa che Solidarietà Kenya Onlus ce l'ha fatta, che Marisa ce l'ha fatta e che Claudio con i suoi collaboratori e volontari continuano a farcela, proseguendo nel lasciare le giuste impronte nella vita di chi questo sorriso lo sente acceso nel suo cuore. 

2020  Solidarietà Kenya Onlus