la testimonianza di Simona

“HO DIPINTO UN TATUAGGIO NEL MIO CUORE”

Carissimo Claudio, a distanza di pochi giorni dal mio ritorno con tanta malinconia e le lacrime che cadono ancora sulla tastiera del computer ti scrivo… innanzitutto per ringraziarti,in questo periodo mi sentivo proprio come a casa mia, sei stato come un secondo papà,con tutti i tuoi racconti mi hai lasciato delle impronte che sto trasmettendo a tuttele persone a me care.

Sei davvero un super uomo che nonostante la perdita di una super donna sei riuscito e riesci con grande forza e grinta a continuare il progetto che tanto Marisa voleva, e non molli, lavori sette giorni su sette in continuo con tutta quella energia e quel desiderio di continuare a dare ai bimbi del Tabasamu sempre di più. Mi dispiace non aver conosciuto Marisa, ma la persona speciale che era traspare dai tuoi occhi e dal tuo volto ogni volta che ne parli,lo so che non è facile continuare un progetto così da solo, senza di lei, la donna della tua vita ma ricordati che lei c’è sempre con te, quando hai bisogno lei ti aiuta e ti abbraccia da lassù, ti dà la forza e tanto conforto di non mollare ma anzi penso che se potesse parlare sarebbe solo orgogliosa di te e di tutto ciò che continui a realizzare, avete messo il primo mattone insiemee tu adesso con tanto amore stai continuando a metterne tanti altri… è meraviglioso quello che fai.

Se adesso 360 bambini hanno un pasto, un educazione e delle cure mediche è grazie a te e a Marisa, e questo è davvero incredibile!

Però ricordati che non sei solo, perché tutti noi volontari siamo con te, un cerchio in continua crescita, tutti distanti ma vicini, ti vogliamo bene e se hai bisogno ci siamo, devi parlare, sfogarti e piangere… vivere in Africa è difficile, soprattutto se si è lì da soli maè proprio per questo che siamo insieme per risolvere problemi, preoccupazioni e per superare momenti di solitudine.

Per me è stata un’esperienza meravigliosa, è difficile esprimere ciò che i miei occhi hanno visto e il mio cuore ha provato in questo periodo al Tabasamu, momenti, ore, giorni, settimane che non dimenticherò mai; ma non dimenticherò mai anche la grande accoglienza di te Claudio al Royal Tulia, della cordialità di Edison, dei fiori sulletto all’arrivo al primo giorno di Elisa,delle buonissime macedonie e dello squisito Juice che mi caricava quando tonavamo dal Tabasamu, delle buonissime cene preparate da Joseph e della simpatia di William (bajaji).

E’ indescrivibile le lacrime e le emozioni vissute la prima e ultima volta all’ingresso e all’uscita di quel cancello, che mi hanno portato a scrivere a tante persone: io non voglio tornare!!! Non avevo mai visto così tanti bambini correre e cantare per me e cosi tanti “ciao” arrivarmi alle orecchie tutti i giorni in ogni angolo mi voltavo.

Prima di partire ero agitata essendo la prima volta andavo via da sola ma felicissima perché era da tempo che volevo vivere un’esperienza così e finalmente sto sogno si realizzava ma ero anche un po’ spaventata non da quello che mi aspettava, ma più che altro dalla paura di fare poco, invece ho davvero capito che non è la quantità di ciò che tu fai ma la qualità perché bastano piccoli gesti per dimostragli che tu ci sei e sei li per loro, per aiutarli senza nulla in cambio, e perché quando sei li non vuoi neanche un graziea voce ma anzi il grazie esce dai loro splendidi sorrisi e brillanti occhi.

Per me è stato un insegnamento di vita, io sono partita con l’intento di aiutare, educare e insegnare ma quello che mi hanno trasmesso loro a me è sicuramente molto di più, hanno un senso di condivisione e aiuto reciproco incredibile.

Sono stata davvero colpita da tutto: occhi enormi e sorridenti, voci che continuano a urlare e cantare dalla felicità, donne che si portano pesi in testa e bambini in schiena, fotografie scattate che immortalavano decine di bambini, mangiare con le mani e non rubare nulla dalla ciotola dell’altro, non avere niente e giocare solo con una semplice gomma, o con i capelli lunghi e ricci da poterli toccare, con un bastone a disegnare per terra o nei campi di pallavolo e basket con un pallone di carta… è tutto davvero meraviglioso.

Sono stata contenta di aver potuto assistere Sister Justina nel dispensario, in quanto ho potuto vedere una realtà completamente diversa da dove vivo io e dove ho studiato imparando nuove cose. Certe persone che arrivavano mi hanno colpito nel cuore, ma non per la diagnosi medica o le cure che necessitavano ma per la tristezza e la povertà che le rappresentava; l’approccio comunicativo è molto importante per un’infermiera e vedere anche alcune donne soprattutto giovani che venivano solo per parlaree sfogarsi fa davvero piacere e la sensibilità che ha Sister Justina è davvero unica, la ammiro perché anche io sono una ragazza sensibile ed emotiva. Qui in Italia purtroppo è diventato un lavoro molto di tecniche pratiche e tanta burocrazia e si è persa la parola con il paziente, il fermarsi cinque minuti in più in camera porgendogli con delicatezza la mano sulla sua, dimostrando fiducia e tranquillità, per meè un lavoro che se lo fai con il cuore ti riempie di soddisfazioni.

L’Africa mi ha insegnato tanto anzi tantissimo: noi abbiamo troppo e non siamo mai contenti, ma la felicità sta nelle piccole cose, in piccoli gesti resi grandi, nello scambiare sguardi con persone di diverso colore e sorridere, nell’apprezzare quello che la vita ci dona ogni giorno perché si può sopravvivere senza corrente elettrica, senza connessione internet, con un pasto e la maglietta sporca. Non dobbiamo avere paura dell’altro e non dobbiamo fermarci all’apparenza ma dobbiamo andare oltre, oltre l’orizzonte e vedere la bellezza che c’è…la vita è breve e va vissuta intensamente. Sono stata fortunata di aver potuto vivere questa esperienza finiti gli studi prima di iniziare a lavorare ma adesso che entrando nel mondo lavorativo inizia per me una nuova vita, tornata da questo viaggio sarà ancora più diversa e più bella perché mi sono portataa casa un bagaglio ricco di riflessioni personali che mi hanno fatto maturare, nonostante la vita mi ha già messo davanti più volte a ostacoli che ho dovuto affrontare e mi hanno fatto crescere… ora voglio vivere con più serenità godendomi ogni giorno al massimo senza rinunciare all’essenziale ma dedicando il superfluo a chi non ha nulla rispetto a me.

Il mio desiderio è quello di tornare e di rivivere questa stupenda esperienza con qualcuno e dipingere un tatuaggio anche nel suo cuore… mi mancate voi e tutti i bimbi del Tabasamu…a presto!

Un abbraccio Simona

2020  Solidarietà Kenya Onlus